La caccia collettiva permette ai cacciatori di sottomettere prede più grandi di quelle che un cacciatore potrebbe catturare operando singolarmente, spendendo la stessa quantità di energia e affrontando lo stesso grado di rischio (le prede si difendono e possono ferire il predatore). Al contrario, l'evoluzione della tigre ha avuto luogo in ambienti chiusi come la giungla, caratterizzati da erbe alte, canneti e alberi, nei quali la possibilità dei predatori di scoprire le prede a distanza e di mantenere un contatto visivo tra di loro e con le prede, in modo da coordinare le azioni di caccia, sono inesistenti.
Sia il leone che la tigre possiedono un mantello che ne diminuisce la visibilità da parte delle prede nel rispettivo ambiente: il leone è giallastro (il colore del terreno e dell'erba secca), la tigre è striata verticalmente di scuro (come gli elementi erbacei della giungla). Lo schema di colorazione criptica della tigre è tipico dei felidi di foresta (i leopardi e molte specie di piccola taglia - tutti predatori solitari), nei quali prevalgono macchie o striature con prevalenza dei colori giallo (i raggi di sole che penetrano dall'alto) e nero (l'ombra prevalente nel sottobosco).