Per il prof.Mazzatenta; la risposta mi ha soddisfatto in parte. Mi spiego: perché alcune specie, e in particolare alcuni serpenti hanno sviluppato un mix di sostanze velenose, molte utilissime dal punto di vista farmacologico, e altri animali no? L'evoluzione, concordo, ma non siamo in grado di comprendere, per ora, il meccanismo, o sbaglio?
Francesco Parini
22 dicembre 2005
La ringrazio per la nota. Per la prima domanda che mi fa ovviamente nessun animale sviluppa delle sostanze con il fine di essere utilizzate dall'uomo, ovviamente queste sostanze sono state utilizzate perche' studi scientifici hanno dimostrato un tale effetto. Le faccio due esempi opposti es. la tetrodotossina “veleno” del pesce palla e la tossina botulinica letali entrambe ma vengono normalemente usate la prima nei laboratori di fisiologia come bloccante di alcuni canali ionici per studiare i meccanismi di trasmissione nervosa dei neuroni, la seconda sperimentata contro l'epilessia e oggigiorno ampiamente usata nella cosmesi. Semplicemente l'osservazione e lo studio scientifico degli effetti di alcune sostanze es. veleni puo' indurre l'utilizzo previa ricerca scientifica di tale sostanza in qualche ambito es. farmacologico. Es. il velcro oggi utilizzato per agganciare tutto dai vestiti a strumenti di alta tecnologia spaziale e' una “invenzione” della natura e' il sistema che alcuni semi utilizzano per agganciarsi al pelo degli animali ed essere dispersi.
Per quanto riguarda la seconda domanda con il termine evoluzione si intende raggruppare tutti quei processi che avvengono in natura sotto la forza guida della pressione selettiva. Oggigiorno possiamo studiare la storia di una famiglia di proteine confrontando le sequenze aminoacidiche e stabilire similitudini e divergenze. Il meccanismo che ha introdotto tali differenze e la mutazione genica, che e' spontanea e casuale, per cui nella sequenza nucleotica sono “comparsi o scomparsi” uno o piu' nucleotidi e solo quegli individui con quel tipo di mutazioni hanno avuto una grande fortuna riproduttiva disperdento tale informazione nelle generazioni a seguire.
Andrea Mazzatenta
Dipartimento di Anatomia, Biochimica e Fisiologia, Università di Pisa