Gli effetti dei pannelli fotovoltaici

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Gli impianti domestici per la produzione di energia elettrica mediante pannelli fotovoltaici installati sui tetti creano campi elettromagnetici dannosi per la salute?

Franco Nicoletti
11 dicembre 2005
Un impianto fotovoltaico è composto da due parti:

- i pannelli, con eventualmente un regolatore e degli accumulatori, che funzionano in corrente continua;
- un inverter, che trasforma la corrente continua in corrente alternata a 220 volt utilizzabile dai normali elettrodomestici o immessa nella rete di distribuzione.

La parte in corrente continua emette campi magnetici statici, del tutto simili al campo magnetico terrestre, a cui si sommano, ma centinaia di volte più deboli di questo. Non è quindi pensabile una loro influenza negativa sulla salute.

L'inverter, contenendo al suo interno un trasformatore, emette campi magnetici a bassa frequenza. Questi campi sono confrontabili con quelli prodotti da qualsiasi elettrodomestico di una certa potenza, e calano molto rapidamente con la distanza. A un metro o due dall'apparecchio i campi sono del tutto analoghi a quelli normalmente presenti in casa.

Le potenze tipiche di un inverter per impianto domestico sono regolate da normative (disposizioni ENEL DK5950, norme CEI 11-20;V1) che prevedono una potenza massima di 6 KW per sistemi monofase, e 20 KW per sistemi trifase. La maggior parte degli impianti domestici sono del primo tipo e, per motivi di costo, le potenze effettivamente installate sono di solito minori, con valori tipici intorno a 2000 watt, cioè la potenza di un grosso elettrodomestico. Un inverter emette campi elettrici e magnetici soprattutto in quanto deve contenere un trasformatore. Un trasformatore di questa potenza genera campi confrontabili con quelli emessi dall'analogo trasformatore di un forno a microonde, o da un grosso motore elettrico, come per esempio quello di una lavatrice.

Comunque è doveroso ricordare che la pericolosità dei campi a bassa frequenza è solo ipotizzata. Dopo 30 anni di studi, con ricerche epidemiologiche che hanno esaminato decine di milioni di anno-uomo di esposizione, restano soltanto alcuni dubbi su una possibile correlazione con un aumento delle leucemie infantili, mentre e' stato praticamente escluso ogni altro effetto. L'effetto, se esiste, è estremamente debole, e corrisponde a un possibile aumento di meno di un caso di leucemia l'anno in Italia. Inoltre si osserva solo per esposizioni continuative a campi superiori a 0,4 microtesla, cioè quelli che si osservano al massimo a 1-2 metri da grossi elettrodomestici.

Ognuno è libero di valutare questi fatti secondo il proprio giudizio, ma personalmente sono molto più preoccupato delle conseguenze dell'uso di combustibili fossili per produrre energia elettrica, cosa a cui si cerca di ovviare anche con i tetti fotovoltaici, che da ipotetici rischi così deboli da non riuscire a capire neppure se esistano o meno dopo 30 anni di studi accurati. Inoltre i tetti fotovoltaici contribuiscono a diminuire il bisogno di trasferire l'energia elettrica tramite elettrodotti, e quindi a ridurre le emissioni elettromagnetiche di questi ultimi.

Per approfondimenti sula supposta pericolosità dei campi rimando alla pagina dell'Organizzazione Mondiale della Sanità:

http://www.who.int/docstore/peh-emf/publications/
facts_press/ifact/it_205.htm

e alle pagine divulgative curate dall'IFAC-CNR:

http://www.ifac.cnr.it/pcemni/divulg.php#divul
http://www.ifac.cnr.it/pcemni/domarisp/doribelf.php

Gianni Comoretto Osservatorio Astrofisico di Arcetri, INAF, Firenze

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