Deep impact (II)

È vero il fatto che un asteroide potrebbe colpirci fra una trentina di anni? Se sì con quale probabilità?
Raffaele Garzillo
9 dicembre 2005
La notizia è parzialmente vera. Il 13 Aprile 2036 l'asteroide Apophis (nome del dio egizio della distruzione) passerà molto vicino alla Terra. La probabilità di una collisione è non trascurabile: con le attuali stime dell'orbita è calcolata a circa lo 0,014%, una su 6000. Fortunatamente non è un oggetto particolarmente grosso, avendo un diametro di circa 390 metri, ma l'impatto svilupperebbe circa 870 megaton di energia, 4 volte l'espolosione del vulcano Krakatoa, sufficenti a distruggere una regione ampia fino ad alcune centinaia di chilometri o a causare un grosso maremoto, ma non a causare un disastro globale.

L'orbita è incerta in quanto l'asteroide passerà molto vicino alla Terra il 13 Aprile 2029, e l'incontro ne cambierà in modo drastico l'orbita. Esiste la possibilità che la nuova orbita sia in risonanza con quella terrestre, cioè i due corpi si riavvicinerebbero in modo regolare ogni anno, con la quasi certezza di collidere prima o poi. Nel 2013 l'oggetto passerà relativamente vicicno alla Terra, e sarà possibile determinare la sua orbita con tutta la precisione necessaria.

Comunque non ho visto nessun astronomo precipitarsi a contrarre debiti pagabili tra trent'anni. Credo questo significhi qualcosa.

Maggiori informazioni su questo oggetto (in inglese), e la probabilità continuamente aggiornata, di un impatto, si possono trovare sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA, alla pagina
http://neo.jpl.nasa.gov/risk/a99942.html

Moltissime informazioni in italiano sono disponibili alla voce "Apophis" della wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/2004_MN4

La possibilità che in asteroide colpisca la Terra è perfettamente reale. Sono state trovate alcune centinaia di crateri da impatto, con diametri che vanno dalle poche decine di metri ai 340 Km del cratere di Morokweg, in Sudafrica, che è un possibile resposabile per la grande estinzione alla fne del giurassico, quando scomparvero il 98% delle specie allora viventi. Questo testimonia come il nostro pianeta sia stato sempre bersagliato da questi oggetti, di cui alcuni di dimensioni considerevoli.

È possibile datare questi crateri con estrema accuratezza, e ricavare quindi una storia relativamente accurata dei maggiori impatti avvenuti negli ultimi 150 milioni di anni. Questa storia è però completa solo per gli eventi più catastrofici, in quanto oggetti piccoli possono non lasciare crateri, o perché disintegratesi in aria, o perché finiti in mare e non abbastanza massicci da creare un cratere sul fondale.

Comunque, anche limitandosi ai crateri maggiori, corrispondenti ad impatti con asteriodi di circa un chilometro o più di diametro, sufficentemente grossi da causare un disastro globale, si riesce a stimare che la frequenza di questi eventi sia di uno ogni qualche centinaio di migliaio di anni. Eventi come quello che ha causato l'estinzaione dei dinosauri sono molto più rari, circa uno ogni 100 milioni di anni.

Impatti catastrofici sono quindi rari, se rapportati ai tempi scala umani. Preoccupano di più impatti con oggetti relativamente piccoli, come l'asteroide (o cometa) di circa 100 metri di diametro che colpì Tunguska nel 1908. L'esplosione rase al suolo 2150 chilometri quadrati di foresta siberiana e fu registrata dai sismografi di tutto il mondo. In un mondo in cui le aree disabitate sono sempre meno, un evento del genere, che si pensa accada con una frequenza di circa una volta al secolo, potrebbe avere conseguenze disastrose. Asteroidi un po' più grossi, di dimensioni fino al chilometro, sono in grado di distruggere un'area regionale o, se finiscono in mare, un'onda di tsunami.

Asteroidi più piccoli di solito esplodono in alta quota. Il 19 gennaio 1993 uno di questi oggetti rischiarò a giorno per diversi istanti la zona di Lugo di Romagna, con una potenza esplosiva comparabile con quella della bomba di Hiroshima, ma senza evidentemente provocare danni al suolo.

Pertanto gli astronomi stanno seguendo con sempre maggiore attenzione gli oggetti celesti la cui orbita passa vicino a quella della Terra, indicati con la sigla NEO (Near Earth Objects). Esistono diversi progetti che coordinano la ricerca sistematica di questi asteroidi, utilizzando telescopi automatici e sistemi radar. Oltre al già citato progetto NEO della NASA/JPL, l'agenzia spaziale europea coordina il progetto Safeguard

Ogni volta che si identifica una possibilità, anche remota, di collisione, l'orbita viene seguita con maggior precisione, e determinata con una accuratezza sempre crescente. La regione di spazio in cui si può trovare la futura orbita ha la forma di una grossa ellisse, che inizialmente include il nostro pianeta, le cui dimensioni si restringono mano a mano che le previsioni divengono più precise. Questo fa sì che inizialmente la probabilità di impatto aumenti, in quanto la Terra occupa in proporzione un'area maggiore nell'ellissi di errore, e successivamente crolli, quando l'ellisse diviene abbastanza piccola da escludere la Terra.

Un NEO è considerato pericoloso se la probabilità di un impatto è maggiore di uno su qualche migliaia. In questo caso viene assegnato all'oggetto un codice di pericolosità, secondo la cosiddetta scala di Torino ( http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_Torino ) che tiene conto sia della probabilità dell'impatto che della sua catastroficità. Apophis ha raggiunto il livello 4 di pericolosità, (probabilità di un disastro regionale superiore all'1%, ma ulteriori misure probabilmente la ridurranno a zero) quando la probabilità di impatto del 2029 era salita a una su 45. Ora che questa possibilità è stata esclusa il codice è sceso al livello 1, cioè "Necessita di essere seguita attentamente dagli astronomi, nessun motivo di preoccupazione da parte della popolazione".

Cosa potremmo fare se l'impatto del 2036 venisse confermato? Nonostante quel che raccontano i film di fantascienza, non ha senso far espoldere un oggetto di quelle dimensioni, il potere distruttivo dell'impatto dipende dalla massa complessiva dell'asteroide, non dal fatto che sia tutto intero. E i frammenti potrebbero essere più pericolosi dell'oggetto originale. E' possibile cercare di defletterne l'orbita, facendo esplodere un ordigno sulla sua superficie in una posizione opportuna, ma l'effetto è molto piccolo, e con un anticipo di pochi decenni può non bastare per cambiare l'orbita a sufficienza. Tuttavia, nel nostro caso, siamo aiutati dal fatto che Apophis passerà molto vicino alla Terra prima dell'evento catastrofico: anche un cambiamento dell'orbita di qualche centinaio di metri nell'incontro del 2029 sarebbe essere sufficiente a cambiare l'orbita finale quanto basta a scongiurare l'impatto del 2036.

Per maggiori informazioni:

Sito del JPL sui Near Earth Objects
http://neo.jpl.nasa.gov/
che include una ricca lista di domande e risposte (in inglese)
http://neo.jpl.nasa.gov/faq/
e un elenco degli oggetti più pericolosi noti
http://neo.jpl.nasa.gov/risk/

La pagina (inglese) di Wiki su Tunguska
http://en.wikipedia.org/wiki/Tunguska_event
e gli atti di un convegno internazionale tenuto a Bologna su questo impatto
http://www-th.bo.infn.it/tunguska/tu99public.htm

Ulteriori informazioni (sempre in inglese, purtroppo) nel sito del progetto Safeguard
http://spaceguard.rm.iasf.cnr.it/NScience/NScience.html
Il progetto pubblica un notiziario che (ogni tanto) è tradotto anche in italiano
http://spaceguard.rm.iasf.cnr.it/tumblingstone/main-it.htm

Gianni Comoretto Osservatorio Astrofisico di Arcetri, INAF, Firenze

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