Le cimici e i loro nemici

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Di cosa si nutrono le cimici e quali sono i loro nemici in natura? ... se ne hanno, visto il loro odore repellente!
Giuliano Guberti
19 novembre 2005
Le "cimici delle piante" succhiano, per nutrirsi, la linfa delle piante sulle quali vivono; a questo scopo hanno un apparato boccale particolare, detto "rostro", che penetra nei tessuti della pianta e che funziona come una cannuccia per le bibite.

Questi insetti hanno delle ghiandole che emettono sostanze chimiche irritanti e dall'odore dir poco sgradevole con le quali riescono a difendersi efficacemente da predatori come mammiferi, uccelli o rettili. Chi sono dunque i veri nemici naturali delle cimici? Quando parliamo di nemici naturali noi tendiamo a considerare soltanto i predatori "classici", quelli con tanti denti, con becchi affilati o con artigli acuminati: in due parole gli animali vertebrati (essendo noi stessi vertebrati, e per molti aspetti anche predatori, ci viene naturale...); i principali nemici di un insetto, però, sono quasi sempre altri insetti o altri piccoli organismi come nematodi, acari ecc. In particolare, le cimici delle piante vengono sterminate regolarmente (e fortunatamente!) da un gran numero di insetti "parassitoidi" diversi.

Un "parassitoide" è un insetto che allo stadio di larva vive sopra o all'interno del corpo di un altro animale (l'ospite è generalmente un altro insetto, ma anche un ragno, un crostaceo o un vertebrato), nutrendosi dei suoi tessuti o dei suoi liquidi organici e quasi sempre uccidendolo prima della fine dello sviluppo. Moltissime specie di vespe (Imenotteri) e di mosche (Ditteri) sono parassitoidi. Dalle nostre parti, i parassitoidi specifici delle cimici delle piante sono soprattutto mosche della famiglia dei Tachinidi: l'uovo del tachinide viene deposto direttamente sul corpo della cimice (il cui cattivo odore, in questo caso, non serve dunque a nulla), e la larva, penetrata dentro l'ospite, ne divora lentamente i tessuti e lo uccide, prima di uscire all'esterno per compiere la sua metamorfosi.

Maurizio Mei Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Istituto Zoologia, Università di Roma La Sapienza

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