Tutti i colori del mondo

Giochi di colori
Quante tonalità e colori ci sono? Sono infiniti?
Alberto Gouthier
15 novembre 2005
I colori o, se preferiamo, le tonalità di colore, sono infiniti, anche se mediamente l'uomo ne distingue come diversi fra loro solo alcune centinaia e un personal computer è in grado di comporne, di necessità, un numero non infinito (che però può aggirarsi su molti milioni: basta prendere in esame la tavolozza di un qualsiasi programma di trattamento delle immagini, ad esempio Adobe Photoshop).

Il colore è la sensazione a livello cerebrale generata dall'energia elettromagnetica trasportata dalla luce. A ogni percezione di colore corrisponde una data tripletta di segnali elettrici che, partendo dalla retina, sono convogliati alla rete neurale. La tripletta nasce dal fatto che nella retina esistono tre tipi di convertitori fotochimici - i coni - uno che ha il massimo di sensibilità nel rosso, uno nel verde e uno nel blu. Investito dalla luce, ciascun tipo di cono, genera un proprio segnale, quindi ogni tinta percepita è esprimibile come una miscela di rosso, di verde e di blu nelle opportune dosi. Per questo motivo essi sono usati come colori "primari additivi", per esempio negli schermi a colori della televisione e dei computer (modo RGB = Red-Green-Blue).

In linea di principio, una luce incidente sulla retina può essere monocromatica, ossia caratterizzata da un solo valore della lunghezza d'onda (o, se preferiamo, dalla frequenza di oscillazione del campo elettromagnetico a essa associato). Poiché l'intervallo del visibile corrisponde a lunghezze d'onda tra circa 400 nanometri (violetto) e 750 nanometri (rosso cupo) e poiché esso può essere diviso in intervalli infinitamente piccoli, le lunghezze d'onda disponibili - e quindi le componenti cromatiche - sono infinite (esattamente come un segmento geometrico è costituito da infiniti punti).

La luce che percepiamo normalmente, come ci viene per esempio riflessa da un oggetto "colorato", è piuttosto una miscela di varie componenti cromatiche. Tuttavia, in tutti i casi la tripletta generata è unica e induce una e una sola sensazione di colore. Tuttavia, quando due triplette differiscono di poco (diciamo [54, 34, 12] in percentuale, che è il rosso di cadmio usato dai pittori, e [53,35,12] oppure [54, 33, 13]), l'occhio può essere incapace di apprezzare la differenza tra le corrispettive tinte. La loro distinguibilità, naturalmente, è maggiore se le aree colorate vengono viste una accanto all'altra.

Come esempio, si esaminino le tre coppie di tinte sottostanti, guardandole dapprima isolatamente in A e B (tenendo coperta la figura C), poi affiancate, come in C, dove le tinte in ogni coppia appaiono tutte nettamente differenti, almeno a me.

Andrea Frova Dipartimento di Fisica, Università di Roma "La Sapienza"

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