In genere si dice che i science centre nascono negli Stati Uniti alla fine degli anni '60, con l'apertura a San Francisco dell'Exploratorium. Concepito da Frank Oppenheimer (il fratello di Robert, guida scientifica del progetto Manhattan durante la seconda Guerra Mondiale), l'Exploratorium è inteso come una sorta di laboratorio di esplorazione scientifica, in un ambiente grezzo e spartano pensato per mettere a proprio agio il visitatore e farlo sentire libero di provare tutto. Naturalmente le rivoluzioni non si fanno mai in una notte, né da soli: Oppenheimer concepì l'Exploratorium dopo aver visitato a Parigi il Palais de la Découverte, un'idea del fisico Jean Perrin aperto nel 1939, dove (allora come oggi) i ricercatori eseguono per il pubblico esperimenti di ogni sorta. E l'Ontario Science centre, in Canada, nacque più o meno nello stesso periodo. E la filosofia dell'exhibit deve molto al percettologo Richard Gregory, fondatore dell'Exploratory a Bristol. Quel che è certo è che l'idea fu estremamente fertile e i Science centres si sono moltiplicati come i conigli. In Italia il primo è stato l'Immaginario Scientifico a Trieste, l'ultimo fino a oggi il Museo del Balì nelle Marche, il più grande è la Città della Scienza di Napoli. In Europa, fra gli science centre di tipo classico si possono citare l'Experimentarium di Copenhagen, Heureka a Helsinki, Techniquest a Cardiff, in Inghilterra, Technorama a Winthertur, in Svizzera.
Oggi si sta sviluppando una nuova generazione di science centre. L'idea dell'exhibit interattivo resta (e siccome funziona molto bene, appassiona i bambini, sfida gli adulti e soddisfa gli insegnanti, resterà ancora a lungo). Però si tende da un lato a riportare al centro dell'attenzione l'oggetto reale (dandogli un nuovo ruolo comunicativo, come al Cosmocaixa di Barcellona), dall'altro a promuovere la socializzazione fra i visitatori, dall'altro ancora a dare rilevanza agli impatti sociali della scienza. I centri della scienza si (ri)trasformano così in agorà in cui oggetti, exhibit, presentazioni, ambienti, ecc. servono da piattaforma per discutere questioni rilevanti per i cittadini legate allo sviluppo scientifico e tecnologico. In altre parole, i centri della scienza potrebbero essere i luoghi di costruzione di una cittadinanza scientifica. Realtà o utopia? Ce lo stiamo chiedendo in molti: la risposta verrà dall'esperienza.