Un futuro nelle biotecnologie

Sono una laureanda in biotecnologie, prossima alla scelta del curriculum (alimentare, medico, industriale). Volevo sapere a livello di sbocchi lavorativi cosa mi può affrire ogni curriculum? Qual è attualmente il migliore, diciamo quello più sviluppato, che mi può dare, in futuro, la possibilità di lavorare?
Assunta Attico
29 ottobre 2005
La domanda non è certo delle più semplici, soprattutto perché la risposta dovrebbe basarsi su un futuro che, in Italia, è decisamente incerto.

Le biotecnologie, in tutti i settori, rappresentano una grande promessa: forte background nel nostro paese è sia in ambiente farmaceutico che in quello alimentare-agrario. Va però anche detto che quella del biotecnologo non è una professione attualmente riconosciuta dal sistema del nostro Paese: questo, purtroppo, porta numerosi problemi nell'accesso al mondo del lavoro.

E l'ambito medico, dove i regolamenti e le professioni che rivendicano uno spazio sono molti, è certamente quello piu difficile da un punto di vista legislativo. Restiamo pertanto sulle competenze professionali che la laurea consente di acquisire e di spendere, se necessario senza problemi, anche all'estero. Ognuno degli indirizzi offre opportunità diverse: la scelta dovrebbe basarsi molto di piu sulle personali aspettative e gli interessi professionali-culturali piuttosto che su un calcolo statistico. Questo perché a livello mondiale tutti i settori mostrano una forte crescita in ambito biotech, anche se - chiaramente - da un punto di vista del fatturato i numeri del campo medico-farmaceutico sono necessariamente piu consistenti.

Io ho seguito l'indirizzo medico: se tuttavia c'è una grossa indecisione di fondo sul settore in cui vorrebbe lavorare, credo che l'indirizzo industriale abbia - in generale - un ampio grado di flessibilità da consentire un cambio di direzione successivo senza troppi problemi. Ovviamente tutto dipende, ahimé, dall'Università che sta frequentando e dagli insegnamenti effettivamente inseriti in ciascun curriculum

Francesco Lescai Centro per la Biocomplessità, Università di Bologna

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