Come ci vedono le formiche

Ho letto tempo fa la risposta sulla percezione visiva da parte delle formiche sui batteri. Io le chiedo invece: come le formiche percepiscono l'uomo? Con quali sensi, o in quali forme? E come è 'registrata', in che forma, la figura umana nella loro mente? Che 'idea' ne mantengono? Si differenzia da quelle che hanno riguardo agli altri esseri viventi, se si differenziano tra loro? Grazie sin da ora.
Matteo Patrone
26 ottobre 2005
Gli insetti possiedono un sistema visivo veloce, affidabile e accurato, atto a percepire soprattutto il movimento: nonostante un cervello di dimensioni così minute se la cavano piuttosto bene di fronte alle problematiche del loro mondo.

Sono molteplici e ingegnosi i trucchi che gli insetti hanno sviluppato al fine di percepire il mondo in 3D e navigare con successo pur facendo fronte ai "limiti di spazio" del loro sistema nervoso.

La distanza da un oggetto è, ad esempio, misurata in termini di velocità percepita del movimento (parallasse) della sua immagine piuttosto che mediante l'uso di complessi meccanismi stereoscopici; allo stesso modo, un oggetto può essere esperito come distinto dallo sfondo cogliendo il moto relativo apparente al confine tra l'oggetto stesso e ciò che gli sta dietro. Si pensi poi alle api e all'abilità a volare attraverso un tunnel mantenendo l'equidistanza dalle pareti: lo stratagemma impiegato è quello di bilanciare la velocità apparente delle immagini dei pareti di destra e sinistra.

Di sicuro, quindi, gli insetti si sono rivelati tutt'altro che creature semplici alla luce di queste capacità percettive e di altre abilità cognitive piuttosto complesse. Le api, ad esempio, sono in grado di apprendere caratteristiche piuttosto generali (come colori e orientamento) di fiori e altri indizi ambientali in modo da poterle usare successivamente per distinguere tra quei particolari oggetti già visti e codificati e quelli invece mai incontrati prima; parimenti possono usare la conoscenza immagazzinata precedentemente per individuare oggetti camuffati o poveramente visibili. Sono inoltre capaci di associare uno stimolo ad un altro e di ricordarlo successivamente (richiamo associativo): la percezione di una particolare fragranza può scatenare il ricordo di un colore associatole in precedenza o viceversa.

Le formiche usano anche l'odore proprio della colonia per distinguere le compagne: in alcune specie quest'odore viene appreso fin dai primi giorni a testimoniare che anche per le formiche l'esperienza precoce gioca un ruolo importante sullo sviluppo; ancora una volta emerge chiaramente che, a dispetto di una così semplice organizzazione cerebrale, gli insetti mostrano risposte di plasticità del tutto assimilabili a quelle di specie di complessità superiore.

Un altro interessante esempio arriva dalla comunicazione tra le lucciole, anche se questa non è la sede per entrare nei dettagli delle varie strategie utilizzate dagli insetti per comunicare con i conspecifici o ingannare i predatori: le lucciole sono diversamente colorate a seconda della specie, ma mentre questa caratteristica aiuta noi umani nella loro categorizzazione, non è utilizzabile dalle lucciole stesse che non possono distinguersi se non sulla base della particolare sequenza di luce emessa dalla parte terminale del loro addome.

Venendo specificamente alle formiche e a come "registrino" l'informazione, si è visto che sono in grado di apprendere forme visive retinotopicamente, ovvero sono in grado di riconoscere una forma solo quando è la medesima regione della retina a esserne esposta una seconda volta.

Quest'abilità è di sicuro sfruttata lungo il percorso che conduce a luoghi familiari: le formiche guardano ad esempio a un particolare punto di riferimento associato alla fonte di cibo e mentre se ne allontanano si girano ripetutamente in un tortuoso cammino così da memorizzare più "vedute" (snapshot) da diversi punti di osservazione. È chiaro infatti che l'immagine retinica di un oggetto cambia con la distanza e la direzione da cui lo si osserva e quindi un'unica veduta immagazzinata sarebbe insufficiente per guidare l'insetto dal punto di partenza alla meta, ma non si sa ancora nulla sul numero di immagini che può ricordare.

Per cercare di immaginare quale sia il mondo visto da un insetto, va tenuto inoltre presente che lo spettro varia e in questo caso va dal giallo all'ultravioletto: gli insetti non percepiscono pertanto il rosso e l'arancione, ma possono muoversi in direzione degli ultravioletti (fototassìa: movimento direzionale in risposta a risorse di luce). Cambia inoltre la messa a fuoco e un'interessante speculazione su come vedano forme più o meno complesse le api si trova sul sito B-EYE.

Un ultimo accenno è quello che concerne la differenza tra maschi e femmine nelle colonie di formiche, come anche tra regina e operaie all'interno del gruppo delle sole femmine: le differenze rilevabili sono visibili già macroscopicamente nella morfologia ma si estendono fino al sistema nervoso. Questo non significa che ci siano strutture diverse e specifiche per i differenti gruppi quanto piuttosto che ci sono delle differenze nell'elaborazione dell'informazione da parte delle strutture cerebrali dei diversi gruppi. Sommariamente, l'unico scopo di un maschio è quello di allontanarsi dal nido e accoppiarsi con una femmina prima di morire. Sebbene in questo caso come nella comunicazione in generale, il feromone giochi un ruolo dominante nel trovare la compagna, il comportamento guidato dalla vista è altrettanto importante, così i maschi hanno occhi più grandi delle femmine, soprattutto rispetto alle operaie.

Ancora una volta vediamo, quindi, che somiglianze e differenze nelle abilità cognitive sono strettamente imputabili alle specifiche richieste ambientali al fine di avere successo nel proprio habitat.

Per un approfondimento:

G. Celli, B. Maccagnani e L.B. Palatini. L'insetto e l'illusione di Kanizsa. Le scienze (Ottobre 2005) .

Cinzia Chiandetti Dipartimento di Psicologia, Università di Trieste

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