Il destino d'ogni singolo individuo non è scritto nelle stelle, ma nel proprio DNA. È constatazione banale che figli di genitori longevi tendono a mantenerne la caratteristica. Dato, per altro, confermato da studi condotti soprattutto sui gemelli. Nella lotta tra ambiente e genetica, malattie e resistenza dell'individuo, i fattori ereditari sembrano influire per circa un quinto nella variazione della durata della vita tra un individuo e l'altro. In letteratura esistono diverse dimostrazioni sull'esistenza di geni la cui attività è strettamente legata ai meccanismi dell'invecchiamento o, al contrario, a quelli della longevità. Sebbene, va precisato, non sia chiaro quali meccanismi colleghino la senescenza cellulare all'invecchiamento dell'organismo nel suo complesso.
Il declino psicofisico è spesso spiegato come il venir meno di una serie di meccanismi di manutenzione dei diversi processi cellulari e fisiologici. La riduzione della capacità di riparazione del DNA, la crescente inefficienza nell'attività di neutralizzazione dei radicali liberi, conducono ad un lento accumulo di “difetti” nel funzionamento di tutto l'organismo. Difetti che nel tempo portano a un decadimento organico non rimediabile. Come ha sottolineato Tom Kirkwood, gerontologo presso l'Università di Manchester, in un editoriale del British Medical Journal "C'è un potenziale di sinergie immenso all'interno del corpo umano. Esistono molti differenti sistemi di mantenimento, e ciascuno di questi sistemi coinvolge molteplici geni. I geni interagiscono in “network” all'interno delle cellule, le cellule interagiscono all'interno degli organi e gli organi interagiscono all'interno del corpo".