Una data fatale

Una data fatale

Come mai gli uomini non muoiono tutti dopo un certo anno?








Michele Fransioli
7 ottobre 2005
La durata massima della vita umana, come potenziale genetico di specie, dovrebbe approssimarsi ai 120 anni. Tuttavia, pochi individui hanno il privilegio di raggiungere l'invidiabile traguardo. Anzi, lungo il percorso, c'è chi si ferma prima e chi dopo. Analogamente a buona parte dei caratteri complessi geneticamente determinati anche la longevità manifesta una certa variabilità tra individuo ed individuo. La diversità biologica, infatti, non è attribuibile esclusivamente al patrimonio ereditario ma anche alla sua espressione, sulla quale influiscono molteplici fattori ambientali. Lo stile di vita, le condizioni socio-economiche, l'accesso alle cure e, chiaramente, l'ambiente in cui viviamo possono incidere sulla differenza nella durata della vita.

Il destino d'ogni singolo individuo non è scritto nelle stelle, ma nel proprio DNA. È constatazione banale che figli di genitori longevi tendono a mantenerne la caratteristica. Dato, per altro, confermato da studi condotti soprattutto sui gemelli. Nella lotta tra ambiente e genetica, malattie e resistenza dell'individuo, i fattori ereditari sembrano influire per circa un quinto nella variazione della durata della vita tra un individuo e l'altro. In letteratura esistono diverse dimostrazioni sull'esistenza di geni la cui attività è strettamente legata ai meccanismi dell'invecchiamento o, al contrario, a quelli della longevità. Sebbene, va precisato, non sia chiaro quali meccanismi colleghino la senescenza cellulare all'invecchiamento dell'organismo nel suo complesso.

Il declino psicofisico è spesso spiegato come il venir meno di una serie di meccanismi di manutenzione dei diversi processi cellulari e fisiologici. La riduzione della capacità di riparazione del DNA, la crescente inefficienza nell'attività di neutralizzazione dei radicali liberi, conducono ad un lento accumulo di “difetti” nel funzionamento di tutto l'organismo. Difetti che nel tempo portano a un decadimento organico non rimediabile. Come ha sottolineato Tom Kirkwood, gerontologo presso l'Università di Manchester, in un editoriale del British Medical Journal "C'è un potenziale di sinergie immenso all'interno del corpo umano. Esistono molti differenti sistemi di mantenimento, e ciascuno di questi sistemi coinvolge molteplici geni. I geni interagiscono in “network” all'interno delle cellule, le cellule interagiscono all'interno degli organi e gli organi interagiscono all'interno del corpo".

Marina Bassani Comunicatore scientifico

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