In questo senso, quindi, tutte le cose presentano un colore, purché nei colori includiamo anche il bianco e il nero. In realtà il bianco corrisponde all'aspetto di quelle cose che riflettono verso il nostro occhio tutte le componenti della luce del sole (quelle che l'arcobaleno pone in evidenza), proprio tutte senza eliminarne alcuna: un foglio di carta da lettere per esempio, o la farina. E il nero corrisponde all'aspetto di quelle cose che invece assorbono qualsiasi tipo di luce cada su di esse, senza inviarne quindi al nostro occhio (un pezzo di carbone ci va molto vicino). Senza colore sarebbero soltanto gli oggetti perfettamente trasparenti, come a noi appaiono l'acqua, il vetro e così via. Ma anche in questo caso l'assenza di colore è solo apparente: se lo strato d'acqua o di vetro è abbastanza spesso, esso acquista una colorazione, azzurrina nel primo caso, verdastra nel secondo.
Ciò perché un po' di luce, seppure debolmente, viene assorbita, ossia non emerge sul lato opposto a quello da cui è entrata. E ciò può avvenire con preferenza per talune componenti della luce rispetto ad altre. Tanto è vero che nella profondità degli oceani, a chilometri e chilometri di profondità, dove tutta la luce risulta assorbita, si ha l'oscurità completa, ossia il nero. E ciò sarebbe vero anche per uno spessore chilometrico di qualsiasi altra sostanza trasparente, sia essa vetro, plexiglas, alcool, perché dove non arriva luce il nostro cervello non ha modo di provare alcuna sensazione, quindi percepisce tutto come nero.