L'Universo ancora oggi si sta espandendo, ma questo non vuol dire che stia occupando via via regioni più vaste. Quello che avviene è che, istante dopo istante, la distanza tra i suoi costituenti aumenta. Si tratta dello spazio stesso che si "stira". Un paragone spesso utilizzato (anche se in parte fuorviante) è quello della superficie di un palloncino che si gonfia. Se vi disegniamo sopra con un pennarello due punti, osserviamo che la distanza tra di loro aumenta mentre il palloncino si gonfia. Ma non per questo i puntini si stanno muovendo: in qualche modo, è lo spazio cui appartengono (la superficie del palloncino) a modificarsi. Questo paragone ha però un grosso limite: il palloncino (una superficie a due dimensioni) è immerso nello spazio tridimensionale. Così non è per l'Universo, al di fuori del quale non esiste alcunché.
Proviamo ora a fare un altro paragone, introducendo un elemento aggiuntivo. Supponiamo di avere un panno elastico estremamente "stirabile" (simile alla gomma del palloncino), e assumiamo però che abbia un'estensione infinita (in pratica, immaginiamo un foglio illimitato di gomma). Anche in questo caso, supponiamo che nel tempo la gomma venga tirata estendendosi sempre più, in modo che la distanza tra gli elementi del foglio aumenti nel tempo. In altre parole, se ancora disegniamo dei puntini sul foglio, la loro distanza andrà aumentando perché lo spazio sul quale giacciono si sta dilatando. La differenza rispetto al caso del palloncino è che il panno è infinito, illimatato spazialmente. Mentre la dimensione del palloncino si ingrandisce sempre di più al trascorrere del tempo, il panno, essendo infinito, non aumenta la propria misura. Semplicemente, passa da uno stato più denso ad uno meno denso. Infinito era prima, ed infinito rimane. L'Universo è in effetti più simile ad un panno infinito che ad un palloncino (anche se quest'ultimo ha il pregio di essere meglio visualizzabile).
A questo punto, possiamo provare a capire come sia possibile osservare luce (o in generale radiazione elettromagnetica, come raggi gamma e microonde) proveniente da regioni così distanti dell'Universo. Noi non sappiamo se l'Universo sia limitato oppure illimitato, è però sufficiente che sia molto grande. Anche se una volta (miliardi di anni fa) i punti dell'Universo (le galassie, per esempio) erano più vicini tra loro, ne esistevano comunque alcuni sufficientemente lontani perché la loro luce abbia impiegato così tanto tempo a raggiungerci. Il fatto di osservare oggetti così distanti in effetti ci permette di misurare quanto era grande, almeno, l'Universo quando era così giovane.
Per completare la risposta, bisogna dire che noi conosciamo radiazione elettromagnetica proveniente da epoche ben più remote di quelle osservate nell'esplosione citata nella domanda. In questo caso, però, non si tratta di luce visibile all'occhio umano, ma di radiazione a microonde. Inoltre, non è stata emessa da un oggetto in particolare (come una stella, o una galassia), bensì da tutta la materia dell'Universo nel suo insieme. Si tratta del cosiddetto fondo cosmico a microonde, scoperto negli anni Sessanta dagli astronomi americani Arno Penzias e Robert Wilson. Questa radiazione è stata emessa "appena" 300mila anni dopo il Big Bang. Nel futuro, forse, potremo studiare altre forme di radiazione, troppo deboli ed elusive per la tecnologia attuale, che ci permetteranno di studiare epoche ancora più antiche: i neutrini e le onde gravitazionali.
Per concludere, secondo le ultime stime dei cosmologi, l'età dell'Universo è di circa 13 milardi e 700 milioni di anni. L'esplosione di cui si accenna nella domanda sarebbe dunque avvenuta 900 milioni di anni dopo il Big Bang.