Si tratta di un insieme di tre recettori per lato, orientati sui tre piani dello spazio e in grado di rilevare le variazioni di posizione della testa in tutte le direzioni. Sono dotati di un collegamento rapido con i muscoli che controllano i movimenti oculari, per cui, quando la testa si muove, gli occhi compiono movimenti compensatori e l'immagine visiva ne risulta stabilizzata. Quando, invece, gli occhi si muovono indipendentemente dalla testa (come quando esploriamo lo spazio circostante o leggiamo), i centri nervosi che fanno muovere gli occhi inviano informazioni al sistema visivo che, informato del sopraggiungere di un movimento oculare, riduce il flusso di informazioni provenienti dagli occhi e dirette alla corteccia visiva. Il fenomeno si chiama soppressione saccadica.
Per evitare i brevi periodi di cecità dovuti alla soppressione saccadica, il sistema visivo mantiene le immagini che la precedono per tutto il tempo del movimento oculare (qualche decina di millisecondo), così non vediamo le immagini in movimento quando gli occhi si muovono. Entrambi i sistemi possono facilmente essere aggirati tamburellando un occhio (sulla palpebra, ovviamente) con un dito: si vedrà tutto il campo visivo di quell'occhio muoversi. In questo caso, il nostro sistema nervoso si trova di fronte a una circostanza che evidentemente non ha avuto alcun significato evolutivo e che, quindi, non ha imparato a contrastare.