Divisioni per bambini

Finita la scuola mi ero imposto di fare ripetizione a mia figlia che ha frequentato la quarta elementare, aiutandola a colmare alcune lacune di matematica e geometria. Fino a ora tutto bene, ma al momento di ripassare le "banali" divisioni a 2 e 3 cifre, mi sono reso conto di non riuscire a esplicare uno schema semplice da adottare per la determinazione del quoziente. Ecco un esempio: 325:25. Per un adulto è mnemonico dire che il 25 nel 32 ci sta una volta, ma come fare a farlo capire e calcolare a una bambina di 10 anni che non ha ancora dimestichezza con tabelline che superano quella del 10?

Antonio Paolino
9 settembre 2005
È molto utile sapere a memoria le tabelline della moltiplicazione per quel che riguarda i numeri da 1 a 9; ovviamente si imparano presto quelle del 10 e dell'11, quindi è inevitabile saperle a memoria, ma normalmente non si studia la tabellina del 25, anche se non sarebbe molto difficile. In questo caso si tratta di fare dei tentativi: si vede che 32 è maggiore di 25, quindi il 25 "sta nel 32" almeno 1 una volta, poi si prova a raddoppiare: 25 x 2 "fa" 50, che è maggiore di 32 e quindi "più di una volta il 25 non sta nel 32".

Questi calcoli devono essere svolti però dal bambino con scioltezza e velocità, altrimenti il bambino si disorienta e dimentica il compito che deve svolgere (in questo caso, la divisione 325:25) e naturalmente si inceppa e sbaglia (la spiegazione del perché di tutto ciò sta in un ben noto modello del funzionamento della nostra mente nell'elaborazione delle informazioni).

Il mio consiglio è, quindi, prima di passare al calcolo con l'algoritmo scritto, di sviluppare le capacità di calcolo mentale di sua figlia, in sintonia con quella che è ormai una tendenza della didattica della matematica in campo mondiale: occorre che il bambino abbia "il senso del numero" e ciò sembra che si acquisisca soprattutto manipolando i numeri con la mente, per l'appunto con il calcolo mentale, che richiede la messa in opera di varie strategie (meglio se inventate dal bambino stesso). Da ciò seguirà la fase di memorizzazione delle stesse tabelline, che è bene nascano da questa fase di scoperta e non vengano imposte dall'insegnante facendole studiare a memoria in modo acritico.

Luciana Zuccheri Dipartimento di Matematica e Informatica, Università di Trieste

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