In linea di principio è ormai possibile prevedere la probabilità di un evento di aurora polare con una certa precisione. La catena di fenomeni che porta a una aurora è infatti conosciuta, almeno nelle sue grandi linee. I fenomeni solari citati, brillamenti e CME, determinano l'emissione di particelle elettricamente cariche che attraversano lo spazio interpalnetario e giungono, guidate dal campo magnetico terrestre, sino all'alta atmosfera polare. Qui le particelle eccitano gli atomi presenti che riemettono energia sotto forma di onde elettromagnetiche che si presenta in diverse forme e colori. Il processo è simile a quello che ha luogo negli ordinari tubi luminosi al Neon.
Il fenomeno aurorale è quindi legato alla posizione dei poli geomagnetici e, di conseguenza, per osservarlo è necessario trovarsi a latitudini alte. In Italia l'osservazione di aurore polari è stata riportata solo in casi eccezionali, come nel marzo del 1989 e nel luglio del 2000, in corrispondenza di due fortissime perturbazioni magnetiche (tempeste) osservate sulla Terra.
Non è possibile prevedere con esattezza quando saranno visibili aurore alle nostre latitudini, perché il fenomeno solare e le successive fasi che portano all'aurora, devono essere molto rilevanti per far sì che il fenomeno arrivi a essere osservato alle latitudini medie italiane. Comunque è ragionevole aspettarle nei periodi di massima attività solare e quindi le prossime aurore saranno ragionevolmente più frequenti intorno al 2010-2011, prossimo massimo di attività.
A chi fosse veramente interessato, consiglio un viaggio in Norvegia settentrionale d'inverno, quando le lunghe notti facilitano l'osservazione di aurore.