Si tratta cioè di riprodurre i fenomeni fisici che determinano la produzione di suoni da parte di strumenti a fiato come il flauto, il clarinetto, l'oboe o il fagotto, oppure di strumenti a corda quali gli archi (violino, viola, violoncello e simili).
Per quanto riguarda gli strumenti a fiato, il flauto è il caso più semplice, in quanto il suo funzionamento si basa sull'immissione di un semplice getto d'aria in un tubo cavo. Tale getto deve avere la corretta pressione e direzione e la calibrazione di questi due fattori sarà uno dei problemi principali nella costruzione di un ipotetico "flauto a vento". Un flusso d'aria (così come il rumore dell'archetto strusciato sulla corda) produce un rumore, che possiamo pensare come un fruscio contenente molte frequenze di vibrazione o, in altre parole, molte "note musicali". Questa sovrapposizione di tante note viene da noi percepita come un rumore, ovvero, paradossalmente, come un'assenza di note. Ciò ricorda un po' quello che avviene nella visione, dove la sovrapposizione di tutti i colori dà come risultato il colore bianco, interpretabile, se vogliamo, come un'assenza di colore.
Il tubo cavo (così come il corpo o cassa di risonanza di un violino) funziona come un filtro, nel senso che lascia "passare" solo alcune frequenze, ovvero seleziona una sola nota tra tutte le note presenti nel rumore del vento. La nota che viene selezionata dipende ad esempio dalle dimensioni e forma dell'oggetto cavo o dalla lunghezza e tensione di una corda che vibra. Un esempio peculiare di strumento pensato espressamente per il vento e dal contenuto mitico è l'arpa eolica: una scatola aperta sulla quale sono tese delle corde, che risuonano al passare del vento. Tale strumento compare spesso nella letteratura romantica inglese come uno dei simboli di unione tra arte e forze della natura. "The Eolian Harp" è il titolo di una delle liriche più famose di Samuel Coleridge.