Per rispondere a questa domanda, possono essere forse utili le seguenti premesse. Anzitutto, la teoria della relatività generale è la teoria della gravitazione elaborata da Albert Einstein tra il 1907 e il 1915. Essa è a tutt'oggi un pilastro fondamentale della fisica contemporanea, che sorregge i modelli più accreditati riguardanti la struttura dell'universo a grande scala (stelle, galassie, ammassi) e la sua evoluzione. Va poi tenuto presente che: in ambito relativistico, lo spazio e il tempo non vengono trattati separatamente, ma sono fusi in una singola entità geometrica, uno spazio-tempo quadridimensionale in cui il tempo può essere considerato come una sorta di quarta dimensione da affiancare alle tre spaziali; mentre nella fisica di Newton la gravità è generata dai corpi materiali (in particolare, dalle loro masse), nella fisica einsteiniana, oltre alla materia ponderabile, anche tutte le forme di energia devono essere considerate sorgenti di campi gravitazionali, e questo in virtù dell'equivalenza di massa ed energia che Einstein aveva illustrato nel contesto della sua teoria della relatività ristretta del 1905.Ciò premesso, possiamo entrare nello specifico cominciando col puntualizzare che la teoria della relatività generale di Einstein è una teoria geometrica della gravitazione: con ciò si intende che, in tale teoria, la gravità non è una forza in senso proprio, come si ha nella fisica di Newton, ma è la geometria dello spazio-tempo determinata dalla distribuzione di materia ed energia. In particolare, in presenza di materia ed energia lo spazio-tempo diventa "curvo"(cioè, di tipo non euclideo), mentre in assenza di materia ed energia sarebbe "piatto"(cioè, di tipo euclideo). Così, per esempio, i pianeti orbitano intorno al Sole non perché ne sono attratti da una misteriosa forza a distanza, ma perché seguono traiettorie ben precise nello spazio-tempo incurvato dalla massa del Sole. Naturalmente, non possiamo visualizzare la curvatura dello spazio-tempo quadridimensionale prodotta dalla massa del Sole e, per la verità, neppure la curvatura del solo spazio tridimensionale; tuttavia, per avere almeno un'idea approssimativa di come stanno le cose, possiamo ricorrere a una tipica analogia bidimensionale per la curvatura dello spazio. Immaginiamo, allora, un lenzuolo e supponiamo che esso venga tenuto ben disteso da quattro persone che lo tirano ai suoi angoli. Quando la superficie del lenzuolo è piana, essa può essere pensata come uno spazio in assenza di gravità. Se invece poniamo in un punto del lenzuolo – diciamo al centro – una palla da bowling, allora questa provocherà un avvallamento e quindi il lenzuolo si incurverà. In tal modo, la deformazione che ora subisce il lenzuolo a causa della presenza della palla "simula"la curvatura dello spazio tridimensionale dovuta alla presenza del Sole. Si tratta di un'analogia non priva di pecche, ma sufficiente a rendere l'idea di cosa significhi che una massa incurva lo spazio. Bisogna, per esempio, non dimenticare che materia ed energia incurvano non solo lo spazio, ma anche il tempo (un orologio – perfettamente funzionante! – posto in un campo gravitazionale, infatti, ritarda sempre più man mano che il campo cresce di intensità). Einstein, dunque, rovesciò la tradizionale visione newtoniana della gravitazione intesa come forza. Nel nuovo quadro einsteiniano, le masse non esercitano alcuna forza gravitazionale, ma la loro presenza (unitamente a quella di tutte le altre forme di energia) determina la curvatura dello spazio-tempo che le circonda. E tale curvatura è proprio la gravità. In ogni modo, il compito più arduo e travagliato che Einstein dovette affrontare per giungere a una teoria ben definita fu quello di trovare le equazioni del campo, ossia le equazioni da cui ricavare il campo gravitazionale (espresso in termini geometrici) generato da una assegnata distribuzione di materia ed energia. A tale risultato Einstein pervenne nel novembre del 1915. Con l'individuazione delle corrette equazioni di campo la teoria della relatività generale trovò una struttura logica completa e la sua formulazione definitiva. Queste equazioni possono essere sinteticamente raggruppate nella forma seguente:
Gμv=kTμv.
Questo sistema di equazioni consente di calcolare un campo gravitazionale, ossia una particolare geometria dello spazio-tempo, a partire dalla distribuzione di materia ed energia che l'ha prodotto, che ha disegnato, cioè, quella particolare geometria dello spazio-tempo; contiene in sé dieci equazioni numeriche e soddisfa il cosiddetto "principio di covarianza generale”, vale a dire: mantiene la stessa forma per tutti i sistemi di riferimento, per tutti gli osservatori quali che siano la loro posizione e il loro stato di moto. Il termine a sinistra dell'uguale, Gμv, è il "tensore gravitazionale"(in generale, un tensore è una grandezza matematica piuttosto complessa – un insieme di funzioni –, caratterizzata da speciali proprietà) che, in forma più dettagliata, è uguale a Rμv-½ gμvR, dove: gμv è il "tensore metrico”, che rappresenta la geometria dello spazio-tempo, cioè la gravità; Rμv è il "tensore di Ricci"(da Gregorio Ricci Curbastro, il matematico italiano inventore del calcolo tensoriale), che dipende dal tensore metrico e serve a calcolare la curvatura dello spazio-tempo; R è lo "scalare di curvatura”, un numero (o, per meglio dire, una funzione numerica) che si ricava componendo in modo opportuno il tensore metrico con il tensore di Ricci. A destra dell'uguale vi è il "tensore di materia-energia”, Tμv, che rappresenta la sorgente (la distribuzione di materia ed energia, appunto) del campo gravitazionale, mentre la costante k è uguale a 8πG/c4, dove G indica la costante di gravitazione universale e c la velocità della luce nel vuoto. Il contenuto qualitativo essenziale di questo sistema di equazioni – e, in realtà, di tutta la teoria della relatività generale – può essere riassunto nei seguenti, immaginifici termini: "Lo spazio-tempo agisce sulla materia-energia, dicendole come muoversi. A sua volta, la materia-energia reagisce sullo spazio-tempo, dicendogli come curvarsi”.