Il nome dei punti cardinali

Vorrei sapere perché i punti cardinali si chiamano proprio nord, sud, ovest ed est e a partire da quale epoca sono stati usati nelle carte nautiche.
Fabiana Rossi
31 luglio 2005
L'espressione “punti cardinali” nella sua primitiva accezione indicava, nella sfera celeste (struttura immaginaria che nella cosmologia classica antica avrebbe dovuto comprendere l'intero universo), i punti di incontro dell'orizzonte celeste o astronomico (vedere la figura successiva) con il “meridiano” (cerchio massimo passante per i poli e per lo zenit, determinando in tal modo le direzioni del nord e del sud, rispettivamente verso i poli omonimi) e con il “primo verticale” (cerchio massimo passante per lo zenit e perpendicolare al meridiano, determinando in tal modo le direzioni dell'est e dell'ovest) in modo che i quattro punti cardinali si succedono nell'ordine: nord, est, sud, ovest. Le stesse denominazioni sono adoperate per l'orientamento sulla superficie terrestre e sono riportate sul quadrante della bussola.

Oggi gli stessi termini (N, S, E, W) indicano delle direzioni: N e S parallelamente all'asse di rotazione terrestre, orientate l'una verso la Stella Polare (la stella α della costellazione dell'Orsa Maggiore) e l'altra verso la stella α della costellazione nota come Croce del Sud, ed E e W perpendicolari alle precedenti e coincidenti, durante gli equinozi di primavera e d'autunno, l'una con la direzione da cui sorge il Sole e l'altra con quella verso cui tramonta.

Nei tempi passati, almeno fino a tutto il Medio Evo, per indicare queste quattro direzioni o punti fondamentali venivano usate altre espressioni, derivate dalle lingue classiche: settentrione (nord), mezzogiorno (sud), oriente (est), occidente (ovest). Le stesse venivano indicate, soprattutto dai naviganti, con il nome di altrettanti venti che da questi ipotetici punti spiravano verso il mare allora considerato al centro del mondo conosciuto, cioè il Mediterraneo. Per cui si distinguevano i venti di Borea o Tramontana (nord) e di Ostro o Mezzogiorno (sud), di Levante (est) e di Ponente (ovest), ma anche quelli spiranti nelle direzioni intermedie: Greco da nord est, Scirocco da sud est, Libeccio da sud ovest e Maestro da nord ovest.

Le attuali denominazioni (N, S, E, W) cominciano a diffondersi e a entrare nell'uso verso la fine dei tempi medievali, specialmente nei paesi dell'Europa settentrionale dove si generalizzano nel corso del XVI secolo. La loro origine viene comunque considerata indeuropea secondo il Devoto. A tale riguardo si può ricordare che i Babilonesi dividevano la volta celeste in quattro settori: iltânu o nord (da NNW a NNE), sûtu o sud (da SSW a SSE), amurrû o ovest (da WSW a WNW) e sadû o est (da ENE a ESE). Nel mondo greco si distinguevano, sempre con riferimento ai venti dominanti, le seguenti direzioni: boreas (N), notos (S), euros (E) e zephiros (W), mentre i Romani distinguevano, sempre come venti dominanti, septentrio (N), solanus (E), auster (S) e favonius (W), poi sostituiti, durante il Medio Evo, da tramontana (N), levante (E), ostro (S) e ponente (W).

Come più sopra ricordato, è nei paesi di lingua germanica che le attuali denominazioni fanno la loro comparsa per poi cominciare a diffondersi anche nei paesi mediterranei: N per l'inglese north, il francese e l'italiano nord, il tedesco norden, l'olandese noord, lo spagnolo norte; E per l'inglese east, il francese e l'italiano est, lo spagnolo este (O per il tedesco ost e l'olandese oost); S per l'inglese south, il francese e l'italiano sud, il tedesco süden, lo spagnolo sur (Z per l'olandese zuid); W per l'inglese west e il tedesco western (O per il francese ouest, l'italiano ovest e lo spagnolo oeste).

Sotto il profilo strettamente etimologico sono interessanti le indicazioni fornite da due autorevoli dizionari, come il Devoto 1966, Webster II 1984 e lo Zingarelli ed. 2003. Secondo il Webster, i termini east, north, south e west sono voci del Middle English derivate dall'Old English. Secondo lo Zingarelli il termine est deriva dall'analogo francese a sua volta proveniente dall'inglese east; il termine nord deriva invece dallo spagnolo norte derivato a sua volta dall'inglese north o incrociato, secondo il Devoto, con il francese nord; il termine ovest deriva (come lettura della "u" assimilata alla "v" secondo il Devoto) dal francese ouest proveniente (come trascrizione della pronuncia) dall'inglese west che a sua volta deriva dalla radice latina vesper cioè vespero (dalla radice WES secondo il Devoto); infine il termine sud deriva dall'analogo francese proveniente dall'antico inglese suth (si noti la somiglianza con l'analogo termine babilonese).

Anche l'esame della toponomastica può fornire utili indicazioni: ad esempio, già nel corso dell'XI secolo è frequente l'uso di prefissi come Nord, North, Est, Sud, West nei numerosi toponimi inglesi che compaiono nel Domesday Book, il più antico catasto inglese redatto per ordine di Guglielmo il Conquistatore nel 1086. Toponimi del genere compaiono anche nelle carte dell'Inghilterra di Matthew Paris (monaco e storico morto nel 1259), compilate nello scriptorium benedettino dell'Abbazia di St. Albans (1250 circa), oggi alla periferia nord occidentale di Londra. La comparsa di queste denominazioni, specialmente nella produzione cartografica, comincia a intensificarsi comunque attorno alla metà del XVI secolo. A tale riguardo vale la pena di citare alcuni documenti cartografici di questo periodo. Nella carta di Natale Bonifacio (1553) intitolata Nova Germaniae descriptio il Mare del Nord è ancora chiamato Oceanus Germanicus con la seguente aggiunta: “vulgo” De Noordt Zee. Precedente a questa è una carta dell'Irlanda (Parigi 1548, incisione su legno) redatta dal vescovo Olaus Magnus (1490-1558), già autore di una carta dell'Europa settentrionale pubblicata a Venezia nel 1539, nella quale le direzioni cardinali sono indicate con i termini Noorden, Zuyden, Oost, West, accompagnate dalle rispettive voci latine: Septentrio, Meridies, Oriens e Occidens.

Altro importante documento è quello che può considerarsi il primo atlante nautico a stampa, De Spieghel der Zeevaerdt (Lo specchio del mare) pubblicato a Leida (1583-84) per conto di Lucas Janszoon Waghenaer (1533-1606). In esso sono presenti numerose rose dei venti con le iniziali dei punti cardinali N (Noordt) e S (Zuydt), O (Oost) e W (West). Nell'edizione del 1596 dello stesso atlante compaiono i toponimi Noort Zee e Ooster Zee per indicare il mare del Nord e il Mar Baltico. Si può ricordare, per inciso, che la notorietà dei portolani inglesi era tale che fino al secolo XVIII essi erano comunemente noti con il nome di “Waggoners”. Nella prima edizione inglese di questo atlante, curata da Sir Antony Ashley e pubblicato verso il 1588 con il titolo di The Mariners' Mirrour (fu il primo atlante a stampa in lingua inglese compilato in Inghilterra), le rose dei venti inserite nelle varie tavole hanno tutte i termini inglesi: North, South, East, West.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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Lamberto Laureti Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Pavia