Sheldrake e Bohm: l'altra scienza

Sono uno studente di filosofia e sto facendo una tesi in cui prenderò in esame l'ipotesi del campo morfogenetico di Sheldrake e la teoria dell'ordine implicato/esplicato di Bohm. Sarei interessato a conoscere il più possibile il giudizio della comunità scientifica per avere così un quadro obiettivo su questi due scienziati.
Massimiliano Giberti
15 luglio 2005
David Bohm e Rupert Sheldrake appartengono sicuramente a quella categoria di scienziati le cui idee si discostano dal paradigma dominante, abbattono i tradizionali compartimenti stagni che separano discipline quali fisica, biologia, filosofia e psicologia, e dunque finiscono inevitabilmente per situarsi ai confini dell'ortodossia scientifica.

David Bohm (1917-1992) è stato uno dei fisici più originali del XX secolo e per tutta la sua lunga carriera combatté il dogmatismo e sfidò il fenomenalismo e l'idealismo della teoria quantistica. Negli anni Cinquanta espose la teoria delle variabili nascoste nel tentativo di trasformare la visione probabilistica del comportamento delle particelle subatomiche nella visione deterministica sostenuta da Einstein. Nell'ultimo periodo della sua attività scientifica, Bohm propose inoltre una radicale riforma dei principali concetti teorici della fisica quantistica, suggerendo l'esistenza di due livelli di realtà: un ordine implicato, ossia un livello fondamentale situato al di sotto del mondo manifesto dell'esperienza, e un ordine esplicato, ossia la realtà fenomenica soggetta alla nostra indagine empirica. Ebbene, secondo Bohm la totalità del mondo manifesto deriverebbe dall'ordine implicato come subtotalità esplicata di forme ricorrenti stabili. E questo processo si attuerebbe per mezzo di un campo energetico subquantistico di natura olografica, in grado di influenzare e “pilotare” il moto dei quanti nello spazio-tempo e quindi, in ultima analisi, di orientare i processi fisici e biologici.

Anche il biochimico e filosofo inglese Rupert Sheldrake ipotizza l'esistenza di un campo, per l'esattezza un campo morfogenetico, che collegherebbe gli individui di una data specie biologica con le forme degli individui passati della stessa specie per mezzo di un vincolo causale che trascende lo spazio e il tempo. Questo vincolo si attuerebbe per mezzo della cosiddetta risonanza morfica, un fenomeno che richiede somiglianza di forma o di configurazione, e che non si limiterebbe alla biologia ma costituirebbe, secondo Sheldrake, un principio universale di forma e ordine in natura.

In definitiva, facendo uso del concetto di campo, tanto Bohm quanto Sheldrake sembrano accomunati dal tentativo di limitare la casualità nei processi evoluzionistici, suggerendo l'esistenza di certi fattori responsabili dell'alterazione delle probabilità di variazione a favore di esiti ordinati e coerenti. Tuttavia, se pur simili nella forma, i loro approcci differiscono però nella sostanza. E questa differenza ha, in ultima analisi, condizionato il giudizio della comunità scientifica nei loro confronti.

Negli ultimi anni, infatti, il meccanismo della risonanza morfica di Sheldrake si è rivelato un candidato piuttosto improbabile per spiegare in che modo un eventuale campo universale produca i suoi effetti al fine di plasmare e in-formare le entità viventi e non viventi dirigendole verso livelli più elevati di ordine e complessità. Se fosse vero, come sostiene Sheldrake, che più una certa struttura materiale o di comportamento si è verificata in passato più ricorrerà nel presente, risulterebbe difficile capire come possano verificarsi vere innovazioni: le cose sarebbero come sono perché erano come erano, le innovazioni verrebbero schiacciate dalla mano pesante del passato e l'universo non sarebbe nient'altro che un sistema di abitudini. La teoria di Bohm, invece, soprattutto nella sua versione denominata SIMQ (la cosiddetta Interpretazione Stocastica della Meccanica Quantistica, che ha origine con il fondamentale articolo di Bohm e J.P.Vigier in Phys.Rev., 96, 1954), ha conosciuto negli ultimi decenni un'enorme maturazione, permettendo di delineare nuove proposte teoriche e sperimentali (per una introduzione semi-divulgativa vedere La realtà virtuale: l'altra storia della fisica quantica di Ignazio Licata, Di Renzo Editore).

Da un punto di vista epistemologico, la SIMQ propone una sorta di via di mezzo tra la necessità classica e la casualità quantistica, basata su una diversa concezione dello spazio-tempo (o, se si vuole, dell'etere relativistico, o anche del vuoto quantistico) come oggetto fisico primario, che determina con la sua struttura e le sue fluttuazioni i comportamenti noti della materia e dell'energia, ma che non ci è direttamente accessibile attraverso l'esperienza bensì solo attraverso le predizioni dei modelli matematici sul mondo reale. Recentemente la fecondità di questa teoria è stata testata anche su problemi di frontiera, come quelli cosmologici e microfisici dell'Universo inflazionarlo o del campo di Higgs. Ma al di là dei suoi successi, il fatto filosoficamente notevole è che la teoria sottende una nuova concezione di realtà, che supera il vecchio determinismo, ingloba e arricchisce il formalismo quantistico e consente un recupero parziale della nozione di causalità e della distinzione tra osservato e osservatore, aprendo la strada ad una nuova fisica della quale – come precisa I.Licata – possiamo soltanto intravedere appena la multiforme ricchezza di possibilità.

In conclusione possiamo affermare che mentre le idee di Bohm, sia pur con opportune modifiche e dopo aver superato delle comprensibili resistenze iniziali, sono state negli ultimi tempi sostanzialmente accolte da buona parte della comunità scientifica, quelle di Sheldrake suscitano ancora parecchie perplessità. Bisogna però dire che Sheldrake ha comunque un vantaggio rispetto a Bohm. È ancora vivo.

Alessandro Pluchino Cactus Group (Chaos And Complexity Theoretical University Study Group), Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Catania
Keywords: sistemi complessi
Mauro Capocci

Mauro Capocci

Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.


Ulisse - nella rete della scienza SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati

© Copyright SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Trieste (Italy) - 2001-2010