Un altro studioso, Shinichi Suzuki, che è stato anche violinista di valore e amico di Einstein, propone il suo originale metodo didattico in Crescere con la musica. Infine, da un punto di vista medico Alfred Tomatis indaga efficacemente le trasversalità fra musica e parola in L'orecchio e il linguaggio.
Al più, questi studi indicano alcune direzioni per la sensibilizzazione dell'orecchio, il che non significa che l'obiettivo è di dar risalto a quel fenomeno che va sotto il nome di orecchio assoluto. In effetti un buon musicista non ha la necessità di possederlo – per chi suona il repertorio barocco, ad esempio, può diventare addirittura una complicazone. In questo contesto vale la pena di ricordare che, da un punto di vista storico, con Richard Wagner – che, appunto, non aveva l'orecchio assoluto - ha inizio una trasvalutazione dei valori estetici, un rimodellamento degli schemi sonori, che si manifesterà in maniera compiuta alcuni anni dopo con Arnold Schönberg.
Nel corso del XX secolo musicale dato così maggior rilievo alla relazionalità, al timbro, al valore metessico del suono, per dirla con Jean-Luc Nancy. Da qui l'invito a considerare il fenomeno dell'orecchio assoluto come l'indice fisiologico di un più ampio orizzonte sonoro che però può benissimo darsi senza di esso. Per chi rimane dell'idea che l'orecchio assoluto sia la proprietà elettiva che denota chi ha la sensibilità musicale, si invita a leggere le ricerche di DA Ross (2003 e 2005) dove viene provato che l'orecchio assoluto è completamente indipendente dall'esperienza musicale e dall'esercizio.