Donne e scienza

Sono una insegnante di fisica di Palermo. Insieme ai miei colleghi del consiglio di classe stiamo organizzando il lavoro interdisciplinare Le donne nell'Ottocento e nel Novecento. Vorrei sapere dove potere reperire, in internet, informazioni dettagliate sull'argomento da un punto di vista scientifico.

Gabriella Paltrinieri
4 luglio 2005
Mi sembra un'indea molto bella quella di trattare a scuola la storia della scienza dal punto di vista delle donne. Gli studi di genere vivono un periodo molto fertile e il materiale a disposizione è vastissimo. Per quanto riguarda la scienza, emerge oggi che le donne hanno dato un contributo molto superiore a quello che generalmente si crede. Si veda a questo proposito lo studio di Sandra Tugnoli Pattaro, A proposito delle donne nella scienza, Heuresis, Scienze Filosofiche, CLUEB, Bologna 2003, nel quale risulta che la maggior parte delle scienziate sono rimaste nell'ombra, lavorando per mariti, fratelli, padri diventati poi famosi. Le donne scienziate del passato non venivano quasi mai citate in documenti ufficiali né in pubblicazioni scientifiche e i loro nomi sono quindi scomparsi, come se non fossero mai esistite. Questa pratica era in uso ancora all'inizio del Novecento. È famosa la storia di Edwin Hubble, uno dei più famosi astrofisici del secolo scorso noto per avere scoperto l'espansione dell'Universo, che usava stuoli di donne come calcolatrici umane, essendo le donne più precise e attente dei loro colleghi maschi. Questo è solo un esempio tra centinaia, avvenuti in tutti i paesi. Ancora oggi la scienza è fortemente dominata dalla presenza maschile, anche se è vero che in Italia e in Europa le ricercatrici donne crescono ogni anno. Questo aumento avviene purtroppo solo in alcuni settori (soprattutto quello biomedico), in altri i maschi continuano ad avere un predominio assoluto (per esempio la fisica teorica). E in generale le donne scienziate non accedono — se non raramente — a posizioni di responsabilità (vedi rapporto della Commissione Europea, Science policies in the European Union, Research Directorate-General, ETAN Expert Working Group on Women and Science, 2000).

Raccontare le storie delle donne è importante per molti motivi. Innanzitutto se le storie non vengono raccontate è come se non fossero mai avvenute. Inoltre raccontare le storie delle donne può contribuire a fornire uno stimolo per riflettere sulla scienza e sul mondo da un punto di vista più complesso e umano. Infine si contribuisce a fornire modelli migliori e stimonanti alle giovani generazioni: persone vere nelle quali identificarsi, persone che hanno compiuto imprese importanti anche a prezzo di fatiche immense. Questo vale soprattutto per le ragazze. Credo infatti che ancora oggi, a una bambina, quando nasce, non le si aprono le stesse possibilità di un maschio, a parità di condizioni sociali, economiche e geografiche. Parlo di prospettive di sviluppo e affermazione personale e professionale. Il suo orizzonte degli eventi è più ristretto. Non sono solo le leggi, le consuetudini, il fatto che le donne fanno e crescono figli ecc. a produrre questa disparità. Ma anche la percezione che le bambine hanno dentro di sé di quello che possono e non possono fare. In molti casi questa percezione può diventare il fattore predominante nella scelta della professione. E se anche non impedisce di intraprendere una strada tradizionalmente considerata non femminile, influisce comunque sull'atteggiamento verso il proprio lavoro e professione. Ci si sente più insicure, non si è mai abbastanza intelligenti, preparate, attente ecc.

Alla domanda “Che cosa farai da grande?” sono poche le ragazze che rispondono: la scienziata. Per incentivare la vocazione scientifica delle ragazze, per instillare una maggiore fiducia nelle proprie capacità, credo che uno dei metodi più efficaci sia quello di fare conoscere delle vere scienziate. Il racconto di vite vissute può essere un buon modo per avvicinare alla scienza le potenziali giovani scienziate. A questo proposito non possono non citare due collane dedicate a vite di donne famose, raccontate da un punto di vista personale: Sirene pubblicata dalle edizioni E.Elle di Trieste, e la collana Donne nella scienza della Editoriale Scienza.

Alcune donne da cui cominciare a raccontare le storie:
Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) - matematica
Ada Byron, Lady Lovelace (1815-1852) – matematica informatica
Dorothy Crowfoot (1910-1994) – chimica (premio Nobel)
Marie Curie (1867-1934) – chimica (premio Nobel)
Rosalind Franklin (1920-1958) – biologa molecolare
Sophie Germain (1776–1831) – matematica
Maria Goeppert Mayer (1906 - 1972) – fisica (premio Nobel)
Grace Hopper (1906-1992) – matematica informatica
Sofija Kovalewskaija (1850-1891) – matematica
Barbara McClintock (1902–1992) – genetista (premio Nobel)
Lise Meitner (1868-1968) – fisica
Emily Noether (1882-1935) – matematica
Henrietta Swan Leavitt (1868-1921) – astronoma
Chien Shiung Wu (1912-1997) – fisica

Altri spunti si possono trovare nel libro Donne di scienza: 55 biografìe dall'antichità al duemila di Sara Sesti e Liliana Moro, Pristem - Eleusi, Università Bocconi, seconda edizione, Milano 2002

I siti da consultare a proposito di donne scienziate sono moltissimi. Ne cito solo alcuni in italiano.
Scienza e società in Europa: Le donne e la scienza ricco di riferimenti e documentazione
Libera università delle donne
WIF-Sito Web Italiano per la Filosofia: Donne e scienza, che raccoglie una sitografia utile
Associazione culturale «Donne e scienza»

Simona Cerrato SISSA Medialab, Trieste
Keywords: scienza e genere

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