Non vi è dubbio che gli attacchi di panico siano una seria condizione di sofferenza mentale e che non siano immaginari. Per essi viene abitualmente posta una specifica diagnosi mediante il manuale della Associazione Psichiatrica Americana denominato Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali di impiego corrente in tutti i paesi, che li prevede come uno specifico disturbo tra quelli più generali di natura ansiosa.
I disturbi mentali non sono considerati malattie biochimiche, in quanto questo termine è applicato in maniera più appropriata per rare malattie metaboliche di origine genetica. D'altro canto non vi è dubbio che i farmaci impiegati per trattare i disturbi di panico, e più in generale quelli psichiatrici, intervengono in maniera biochimica sui meccanismi di neuro-trasmissione. È tipica in tal senso l'azione dei farmaci ansiolitici, che facilitano l'azione del neuro-trasmettitore inibitorio GABAa, e dei farmaci antidepressivi, che inibiscono la ricaptazione pre-sinaptica della nor-adrenalina e della serotonina quali neuro-trasmettitori mono-amminergici. Questi meccanismi potrebbero indicare la possibile pre-esistenza di una possibile alterazione biochimica poi corretta grazie all'azione del farmaco, ma tale suggestiva interpretazione non sì è dimostrata valida in senso generale.
I fattori ormonali certamente agiscono sul comportamento e sul benessere mentale, particolarmente nella donna, ma il collegamento con i disturbi di panico non è molto evidente. Essendo in piena era genomica, non va dimenticato il fatto che la biochimica è preceduta funzionalmente dalla genetica molecolare, nel senso che ogni processo biochimico viene svolto da macromolecole proteiche sintetizzate nelle cellule a partire dalle istruzioni codificate nel DNA. Appare quindi di grande attualità e interesse lo studio delle relazioni tra le piccole differenze genetiche individuali (polimorfismi), i diversi eventi di vita con i quali ciascun soggetto si è dovuto confrontare, e la comparsa di sofferenza mentale nonché la sua suscettibilità di essere trattata con successo con farmaci. Questa ricerca è ancora nella sue fasi iniziali, e deve essere effettuata con grande cautela per evitare i rischi di “riduzionismo meccanicistico”, essendo certo che la sofferenza mentale è la conseguenza complessa delle interazioni di molteplici cause di natura psico-spciale con altrettanto numerosi fattori genetico-molecolari.