Ultime novità sul Protocollo di Kyoto

Quali sono le ultime novità riguardo il Protocollo di Kyoto? Cosa è avvenuto il 16 febbraio 2005, sempre circa il suddetto Protocollo?

Greta Amidei
21 giugno 2005
Come è noto il Protocollo di Kyoto, firmato nel dicembre 1997, rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, approvata a New York il 9 maggio 1992 per contrastare e ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta.

Il Protocollo di Kyoto, sulla base del principio di "comuni, ma differenziate responsabilità", impegna i paesi industrializzati e quelli a economia in transizione a ridurre le emissioni dei principali gas a effetto serra rispetto ai valori del 1990. I Paesi soggetti a vincolo di emissione sono 39 e includono, fondamentalmente, i paesi europei, il Giappone, la Russia, gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia e la Nuova Zelanda. L'accordo prevede, per questi paesi una riduzione delle emissioni inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra) del 5,2% rispetto a quelle del 1990, nell'arco temporale 2008-2012. È anche previsto lo scambio (acquisto e vendita) di quote di emissione di questi gas.

Il protocollo prevede anche che per entrare in vigore occorre la ratifica di almeno 55 nazioni, producenti almeno il 55% delle emissioni di gas serra. In seguito della Conferenza di Marrakech (novembre 2001), la settima sessione della Conferenza delle Parti, 40 Paesi hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Al novembre 2003 i paesi aderenti erano saliti a 120, ma il totale delle emissioni inquinanti capace di rendere vincolante il protocollo tardava a essere raggiunto mancando ancora la firma dell'Australia, della Russia e del maggiore produttore di gas serra, cioè gli Stati Uniti con oltre il 36% del totale. La Russia, aderendo ai contenuti del protocollo il 16 febbraio 2005, ne ha consentito la completa entrata in vigore.

Nell'agosto del 2005 153 paesi avevano ratificato l'accordo, con le notevoli eccezioni degli Stati Uniti e dell'Australia.

Sono esclusi dal negoziato i paesi in via di sviluppo, per evitare di ostacolare la loro crescita economica.

La riduzione complessiva del 5,2% è un dato medio: per i paesi membri dell'Unione Europea nel loro insieme la riduzione dovrà essere pari all'8%, per gli Stati Uniti dovrebbe essere del 7%, per il Giappone del 6%. Per il mancato rispetto dei parametri del Protocollo sono previsti “richiami e avvertimenti”, ma nessuna multa. Inoltre il protocollo prevede i cosiddetti “meccanismi flessibili”, delle specie di scappatoie grazie alle quali sarà possibile rispettare i parametri globali anche in presenza di Paesi che non li rispettino. Ciò può avvenire tramite il commercio delle emissioni in base al quale una nazione può acquistare il diritto a inquinare dai paesi più "puliti". Inoltre, i paesi ricchi possono infrangere i parametri del protocollo finanziando tecnologie per la riduzione dell'inquinamento nei paesi in via di sviluppo o piantando alberi nel Terzo Mondo.

L'Italia che è tra i Paesi firmatari del protocollo, ma non sembra avere ancora le carte in regola per rispettarne i parametri, prevede di fare ricorso ai meccanismi di flessibilità di Joint Implementation e Clean Development Mechanism.

Il clean develompment mechanism consente di utilizzare la riduzione delle emissioni ottenuta con progetti di collaborazione in altri paesi. La joint implementation consente di collaborare al raggiungimento degli obiettivi acquistando i diritti di emissione risultanti dai progetti di riduzione delle emissioni raggiunti in un altro paese. Infine, l'emission trading prevede la nascita di una borsa delle emissioni dove i paesi industrializzati possono scambiare le emissioni per raggiungere gli obiettivi previsti.

Che cosa cambierà con la definiva entrata in vigore del protocollo? Direi che non si debbano nutrire grandi illusioni. Quell'accordo è molto importante, ma è essenzialmente un simbolo più che uno strumento risolutivo.

È un simbolo importante di cooperazione internazionale in campo ambientale che indica una via. Non è risolutivo perché i problemi legati alla tuttora massiccia immissione di gas serra e sintetizzabili nei temuti mutamenti climatici, richiedono soluzioni drastiche di cambiamento dell'attuale modo di produrre (merci ed energia), consumare, muoversi. Per quanto ritenuta utopistica in non pochi ambienti, la soluzione sta nella “riconversione ecologica della società”.

Intanto un effetto “collaterale” si è registrato. È stato, infatti, siglato tra Stati Uniti, Australia, Cina, India, Corea del Sud e Giappone, un accordo di collaborazione finalizzato allo sviluppo di nuove tecnologie a bassa o nulla emissione di anidride carbonica, allo sviluppo di energie rinnovabili (soprattutto vento) e nucleare di nuova generazione. Questo accordo permetterebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica senza porre limiti legali vincolanti, e quindi di andare oltre il Protocollo di Kyoto.

L'accordo, voluto soprattutto dall'Australia ha trovato il consenso e la collaborazione di India, Cina, Corea e Giappone e, questa volta, anche degli Stati Uniti. Secondo i firmatari dell'accordo si tratterebbe di un'intesa non alternativa, ma integrativa di Kyoto capace di dimostrare che si possono ridurre le emissioni anche senza sottoscrivere accordi legalmente vincolanti come il Protocollo di Kyoto. Come è stato rilevato, al di là dei commenti favorevoli di organizzazioni internazionali e delle critiche espresse da molte associazioni ambientaliste, l'accordo si potrebbe soprattutto vedere come un'alleanza dell'area Asia Pacifico per il dopo Kyoto in opposizione alla UE.

Ugo Leone Dipartimento di Analisi delle Dinamiche Territoriali e Ambientali, Università di Napoli Federico II

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