Velocità della luce e pensiero

Non sono convinta che non ci sia nulla più veloce della luce, possibile che l'immaginazione degli scienziati non abbia teorizzato qualcosa di più avanzato? Se sì, potreste parlarne? Il pensiero secondo me viaggia piu veloce della luce, il problema è che può trasportare solo se stesso.

Anna Peraldo
20 giugno 2005
Non credo che il pensiero costituisca un controesempio valido per confutare la natura limite della velocità della luce: il pensiero si svolge sempre in un supporto e questo supporto, che grosso mondo coincide con il cervello (o meglio con il cervello situato nel corpo) è piuttosto statico e non sopporterebbe certo le accelerazioni necessarie per portarlo a velocità prossime a quelle della luce in tempi ragionevoli, e comunque non è certo necessario per il pensiero, o per l'immaginazione, spostarsi effettivamente per svolgere bene il loro compito.

Inoltre non sarei d'accordo che il pensiero "trasporta solo sé stesso", proprio perché è sempre localizzato in qualcosa che non necessariamente si sposta, quindi in un certo senso il pensiero non trasporta neppure sé stesso.

A proposito del pensiero e della simulazione che esso consente, si può fare un esperimento mentale istruttivo: che cos'hanno in comune la vita di Giulio Cesare e la vita di Giulio Cesare immaginata e ricostruita da uno storico (o da un romanziere)?
Oppure: che cos'hanno in comune il viaggio immaginario per andare a Roma a trovare un amico e il viaggio effettivo?

Si tratta insomma di scandagliare il rapporto tra un fenomeno e la sua simulazione tramite il pensiero e cercare di valutarne la "distanza", cioè le differenze (per esempio: che differenza c'è tra un uragano e la simulazione di un uragano al computer?).

Del resto, a proposito della simulazione offerta non dal pensiero ma dalla parola, si rifletta sul fatto che con la bocca o con la penna possiamo dire o scrivere "infinito" senza che questa parola abbia proprietà diverse da qualunque altra parola e senza che sia più vicina all'infinito (matematico per esempio) di qualunque altra parola; questo senza entrare nel delicato rapporto che intratteniamo con il concetto ineffabile di infinito o di eternità, rispetto ai quali sembra che riusciamo a dare un significato più pregnante (e a volte struggente) al finito e al tempo finito.

Insomma, finora ho dato più che altro dei suggerimenti per esercitare la facoltà immaginativa e costruire degli esperimenti concettuali; più interessante, sotto il profilo fisico, mi sembra un risultato della meccanica quantistica, secondo il quale due particelle che abbiano interagito in un certo istante continuano a interagire a distanza (anche a distanza enorme) anche dopo che siano state separate, e questa interazione la si potrebbe interpretare come istantanea: ciò pone un bel problema, in quanto l'effetto presupporrebbe una velocità di propagazione infinita: non so esattamente come se la cavino i fisici di fronte a questo problema, per questo bisognerebbe parlare con uno specialista del campo.

In merito all'argomento dell'ultima parte della risposta del prof. O. Longo, la redazione consiglia di consultare per ulteriori approfondimenti anche la seguente risposta:

Non Località di Matteo Altissimo.

Giuseppe O. Longo Dipartimento di Elettrotecnica Elettronica Informatica (DEEI), Università di Trieste

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