Progetto Ignitor e ambiente

Nell'area di Rondissone (TO) è prevista l'installazione di un progetto denominato Ignitor curato dal professor Bruno Coppi sulla fusione nucleare a freddo. Mi chiedo se e quali problemi ambientali può creare un progetto simile in un'area densamente popolata e con un'industria agricola importante come quella nella zona in questione. Vorrei, inoltre, avere informazioni sui passati esperimenti di fissione tentati e quali sono le cause che spingono il professor Coppi a scegliere un paese come l'Italia - che ha abbandonato da anni l'energia nucleare e con enormi problemi di localizzazione e smaltimento delle vecchie scorie - per eseguire questi esperimenti invece di paesi come Gli Stati Uniti o la Russia che avendo una lunga storia nel campo, avrebbero potuto seguire anche con maggiori fondi economici.

Fulvio Grassone
13 giugno 2005
Il progetto Ignitor non ha niente a che fare con la fusione fredda, ma si tratta di uno dei numerosi progetti per arrivare alla fusione termonucleare controllata.

La fusione termonucleare si è dimostrata purtroppo relativamente facile da realizzare in condizioni esplosive, come hanno dimostrato le bombe H di potenza dell'ordine delle centinaia di Mton (milioni di tonnellate di Tritolo equivalente), usate per fortuna solo sperimentalmente e non in una vera guerra. Si sta dimostrando, invece, estremamente difficile riuscire a ottenerla in condizioni controllate, in cui la potenza venga rilasciata lentamente in modo utilizzabile (per esempio per far funzionare una centrale termoelettrica).

Ignitor è il nome di un tipo di dispositivo, proposto per la prima volta da Bruno Coppi del MTI nel 1975, che utilizza il cosiddetto confinamento magnetico del gas rarefatto ad altissima temperatura (plasma) in cui si fanno avvenire le reazioni di fusione nucleare. La ricerca sulla fusione controllata a confinamento magnetico è stata svolta per molti anni a Frascati con sforzo congiunto soprattutto di ricercatori di ENEA e del Politecnico di Torino, sotto la guida scientifica di Coppi. Per eventuali notizie si può visitare il sito web www.frascati.enea.it/ignitor/

Ora c'è la proposta di realizzare a Rondissone, vicino a Torino, un Ignitor di caratteristiche piuttosto avanzate, che dovrebbe realizzare, nelle speranze dei proponenti, un passo notevole verso la fusione controllata. Si tratta di un impianto di ricerca e non di un impianto commerciale, di cui è previsto il funzionamento per una decina di anni.

Sui motivi che spingono il prof. Coppi, che ormai penso sia in pensione dall'MIT, a impegnarsi su questo nuovo progetto, non mi pronuncio in modo troppo impegnativo, ma credo che lo faccia perché gli piace ancora fare ricerca che ritiene utile. Per quanto riguarda i possibili impatti sul territorio, posso consigliare di consultare il sito degli Amici della Terra ( www.amicidellaterra.clubsep.it ) dove si trova un riassunto dello studio di impatto ambientale, ed eventualmente di lanciare la ricerca sul web con le parole chiave progetto, ignitor, rondissone.

Per quanto riguarda infine l'aspetto economico, nessuno di questi grandi progetti di ricerca è nazionale: la localizzazione avviene evidentemente in un certo Paese, ma la gestione e il finanziamento sono transazionali, perché i progetti sono troppo impegnativi.

Francesco Giusiano Dipartimento di Fisica, Università di Parma

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