Il limite umano

Dunque, volevo ricevere degli spunti per completare la mia tesina che si baserà sul limite, inteso come limite tra finito e infinito, tra ciò che è dato di conoscere all'uomo e ciò che va oltre il limite umano.
Francesco Pandolgi
8 giugno 2005
La domanda solleva problemi che trascendono decisamente quelli che ammettono un approccio in qualche misura scientifico. Corrispondentemente la risposta non può che configurarsi come l'espressione di una convinzione personale di chi la formula.

Per quanto mi riguarda, io sono fermamente convinto che la conoscibilità del reale risulti infinita, come indicato nella domanda, vale a dire che l'uomo si troverà sempre di fronte nuovi problemi insoluti e, indagandoli, aumenterà indefinitamente lo spettro delle sue conoscenze (incidentalmente vorrei segnalare che questa asserzione sottende una precisa posizione filosofica, in particolare l'assunzione che "là fuori esista qualcosa" e che "i nostri metodi di indagine ci consentono di cogliere almeno qualche frammento di questa realtà oggettiva", due punti che io ritengo corrispondere al vero). Al tempo stesso sono convinto che questa conoscenza risulterà sempre estremamente parziale, nel senso che la ricchezza del reale è tale che ci è dato (ed è già un miracolo incredibile che questo avvenga) di conoscerne solo una piccolissima parte (in altre parole io non credo che si potrà mai elaborare una Theory of Everything, come invece molti prospettano).

Ovviamente il discorso appena fatto si riferisce alla considerazione del reale, delle sue leggi e della sua conoscibilità in una prospettiva strettamente scientifica. Non voglio di proposito, senza in alcun modo negarne la potenziale estrema rilevanza, assumere una prospettiva che faccia rtiferimento a una concenzione del trascendente. Chiaramente, se si assume una tale prospettiva, la domanda stessa ha già una sua naturale risposta (o meglio, non mi sembra risulti molto sensata) in quanto il materiale e il trascendente non risultano in alcun senso confrontabili.

Giancarlo Ghirardi Dipartimento di Fisica Teorica, Università di Trieste

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