Credo sia impossibile stabilire quali sedi universitarie siano le migliori in assoluto. Ad esempio, è chiaro che se università di dimensioni maggiori possono dare un'offerta formativa più differenziata rispetto alle sedi di dimensioni più modeste, è vero anche che in sedi meno affollate gli studenti possono ottenere (se c'è la disponibilità effettiva dei docenti) un maggior tempo procapite di tutoraggio e in generale una qualità superiore del servizio.
La qualità didattica dei corsi di laurea in fisica italiani è, nonostante le grosse difficoltà di organico e talvolta di spazi, generalmente buona e al livello di quella nel resto d'Europa. Altra cosa sono certamente la cultura del diritto allo studio e il valore riconosciuti e praticati verso l'università come servizio pubblico.
La pratica della riforma permanente e la mancanza di adeguati finanziamenti per la gestione anche solo dell'ordinario funzionamento delle strutture, oltre a casi di utilizzo inefficiente del poco che c'è, sono fattori soffocanti per l'università italiana. Ciò ha una ricaduta pesante sulla qualità sia della ricerca che della formazione.
Per quanto riguarda i corsi di laurea in fisica, però, i disagi dovuti al sovraffollamento del corso generalmente non si danno. I problemi risultano piuttosto legati alla mancanza di ricambio generazionale nella classe docente e a una ancora non razionale ridefinizione del curriculum di studi riformato.
La dinamica della ricerca scientifica è (come è sempre stata) globale. Mi porrei quindi la questione di fare il ricercatore (almeno) in Europa, piuttosto che specificamente in italia. Questo perché i percorsi formativi e lavorativi del ricercatore scientifico devono, se vogliono essere di qualità, essere aperti a livello globale.
Nel panorama europeo, l'italia al momento è uno dei paesi meno attivi — e drammaticamente il meno attivo rispetto alle proprie potenzialità — nel finanziare e promuovere la ricerca di base. Consiglio al lettore di leggere il reportage sulla ricerca italiana apparso recentemente in 8 puntate su “Il Manifesto” per farsi un'idea.
Quanto posso consigliare a chi volesse intraprendere un'attività di ricerca in fisica è di andarsene all'estero per un periodo di diversi anni a perfezionarsi e a lavorare. O comunque, tener ben presente una panoramica più vasta di quella strettamente nazionale.
All'estero — ad esempio praticamente ovunque nel resto d'Europa e negli Stati Uniti — le professionalità dei ricercatori risultano molto valutate e apprezzate. Anche l'inquadramento contrattuale è a un livello assai superiore (sia sul piano remunerativo che dei diritti) già a partire dagli studi post-lauream, nel settore accademico le attività extra-ricerca sono praticamente assenti. Sia chiaro che il sistema della ricerca internazionale in fisica è giustamente selettivo e, almeno rispetto alla mia esperienza personale, ho notato che premia la qualità, il merito e l'intraprendenza scientifica.
Sul piano specifico dello sviluppo della carriera del ricercatore, disgraziatamente, il sistema italiano continua a essere decisamente azzoppato dall'effetto combinato sia delle forme contrattuali strutturalmente precarie, della carenza di finanziamenti per istituire un numero adeguato di posti di lavoro, della mancanza — demotivante — di una valorizzazione delle ricerche come propulsore dello sviluppo sociale.
Per quanto riguarda gli incentivi agli studenti: esiste il progetto "Lauree Scientifiche" del MIUR/Confindustria che incentiva l'iscrizione ai corsi di scienze di base e a cui i singoli atenei possono aderire con modalità diverse. In particolare sono previste l'erogazione di particolari borse di studio per gli iscritti alle facoltà di scienze di base. I particolari sono disponibili sul sito web del MIUR.
Concludendo, credo che fare il ricercatore in fisica in italia non sia facile. Quindi il lettore si chiederà: ma chi me lo fa fare? L'unica risposta che mi viene in mente è la passione per la scienza e per la ricerca, il gusto per il dibattito scientifico e il lavoro d'équipe, la soddisfazione per ogni momento in cui si illumina un particolare prima oscuro. Insomma, il piacere della conoscenza, della sua condivisione e della sua creazione.
La vastità della nostra ignoranza seduce continuamente la mente curiosa. E la fantasia viaggia in questo spazio immenso.