Queste correnti elettriche producono dei campi magnetici variabili che sono, in linea di principio, analoghi a quelli indotti da un filo conduttore percorso da corrente elettrica. Una primissima stima della loro intensità può essere pertanto ricavata dalla legge di Biot-Savart che lega l'intensità del campo magnetico all'intensità della corrente elettrica e alla distanza dalla corrente stessa. Questi campi magnetici variabili producono a loro volta dei campi elettrici variabili e così via, in altre parole viene generata un'onda elettromagnetica che si propaga sia nell'atmosfera che sulla superficie terrestre. Queste onde elettromagnetiche sono sufficientemente ampie da poter essere utilizzate operativamente per individuare la posizione e l'intensità dei fulmini.
Pur non disponendo di sofisticate apparecchiature, queste onde elettromagnetiche possono essere "sentite" anche grazie a una normale radio sintonizzata sulle onde lunghe o medie, avendo l'accortezza di utilizzare una frequenza non occupata da alcuna emittente. Le onde elettromagnetice generate dai fulmini saranno riprodotte dalla radio come un breve brusio o gracidio.
Così come i movimenti di cariche elettriche producono campi magnetici, in linea di principio dei campi magnetici sufficientemente intensi potrebbero influire sulla formazione dei fulmini ma non sembra che questo accada in natura. Bisogna comunque sottolineare che apparecchiature elettroniche in grado di produrre campi elettromagnetici, anche se di debole intensità, possono creare localmente le condizioni favorevoli al passaggio delle cariche elettriche, cioè di fatto favorire il passaggio dei fulmini. Per questo motivo è buona norma spegnere queste apparecchiature in caso di attività temporalesca o, se non possibile, almeno di allontanarsene opportunamente.