Bombe nello spazio

Che effetto avrebbe l'esplosione di una bomba nello spazio?
Enrico Sartori
8 maggio 2005
Un'esplosione convenzionale (chimica) sviluppa gas caldi ad alta pressione. Espandendosi rapidamente il gas proietta verso l'esterno, ad alta velocità, i frammenti dell'involucro della bomba e questi , come è noto, provocano i danni alle strutture e alle persone che si trovano nei pressi. Se l'esplosione avviene nello spazio vuoto, i gas e i frammenti non incontrando ostacoli proseguono la loro corsa; eventualmente saranno in parte frenati dagli strati bassi dell'atmosfera terrestre e in parte catturati in orbite intorno alla Terra, contribuendo ad arricchire la “spazzatura” spaziale. Esplosioni di questo tipo sono state sperimentate dai militari come armi antisatellite (ASAT), nel caso che l'esplosione sia provocata in prossimità di un satellite del nemico.

Nell'esplosione di un ordigno nucleare l'energia rilasciata è molto maggiore, equivalente ad alcune o a molte migliaia di tonnellete di tritolo. Dall'esplosione escono frammenti nucleari e particelle di grande energia (velocità), e radiazioni gamma (elettromagnetiche), che nello spazio vuoto si propagano indefinitamente, se non incontrano ostacoli; la frazione diretta verso il basso verrà frenata o assorbita dall'atmosfera terrestre. I frammenti radioattivi ricadranno lentamente sulla superficie della Terra, contaminandola (fallout radioattivo).

Le potenze nucleari hanno effettuato, soprattutto prima del 1963, alcune centinaia di esplosioni nucleari nello spazio per sperimentare le armi nucleari che venivano via via sviluppando. In conseguenza di ciò è aumentata la radioattività ambientale, sollevando preoccupazioni nelle popolazioni. Oggi per fortuna le conseguenze di questo fallout radioattivo sono trascurabili.

Anche armi nucleari con funzione antisatellite, montate su missili, sono state realizzate da Stati Uniti e Unione Sovietica, ma, a quanto so, non sono state sperimentate. Rispetto a quelle basate su esplosivi convenzionali, hanno il "vantaggio" di essere efficaci anche a grande distanza dall'obiettivo.

Roberto Fieschi Dipartimento di Fisica, Università di Parma

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