Le rondini spesso volano rasenti la superficie dei corsi di acqua dolce e degli acquitrini per catturare insetti che prosperano numerosi in questi ambienti. Talvolta si esibiscono con delle passate a pelo d'acqua per bere "al volo", senza mai tuffarsi o posarsi sull'acqua. Durante la stagione primaverile si possono osservare gruppetti di rondini intenti a raccogliere del fango per la costruzione dei nidi nei pressi degli stagni o degli argini dei fiumi senza peraltro immergersi.
Gli unici riferimenti a degli ipotetici "tuffi" delle rondini risalgono alla letteratura medioevale. Durante questo periodo buio per la scienza, poco si sapeva sulle migrazioni degli uccelli e si pensava che tutte le specie migratorie e in particolare le rondini si nascondessero in autunno sotto il fango delle paludi. Secondo questa credenza gli uccelli rimanevano in letargo per tutto l'inverno e in primavera si risvegliavano e volavano fuori dall'acqua. Federico II di Svevia con il suo trattato di falconeria e biologia dei rapaci De arte venandi cum avibus, pietra miliare sulla biologia degli uccelli, mise fine a queste credenze.