Temperatura corporea e sensazioni

Ho la temperatura corporea di 35.2°C. Rispetto a una persona che l'ha di 36.5°C avverto di più o di meno il caldo, o il freddo, dell'ambiente esterno?
Donato Arseni
6 maggio 2005
Se la temperatura è effettivamente di 35,2 gradi centigradi (ma non credo sia possibile giurarci, le nostre misurazioni sono sempre "esterne", anche quella rettale e quella orale), questo vuol dire che il termostato ipotalamico si è regolato "in basso", e quindi che "lotta" per mantenere la sua temperatura su quel punto.

Il fatto che lotti vuol dire che cercherà di eliminare la temperatura in eccesso sudando di più, vasodilatando di più, e producendo meno calore muscolare. E comunque che dovrà fare meno fatica a buttare via l'eccesso di calore (prodotto dalla propria "macchina metabolica" che brucia energia), quando la temperatura ambiente è più fredda e viceversa quando questa è più calda.

Questa è la "lotta contro il caldo", e l'organismo avvertirà questo "impegno" (ma difficilmente lo avvertirà anche la coscienza).

La febbre è l'inverso, rispetto a questa (moderata) ipotermia: la febbre è dovuta al fatto che il termostato ("avvelenato" dalle tossine batteriche, per esempio) si regola su valori più alti, e se questi sono molto più alti, anche la coscienza avverte "il freddo", cioè quell'insieme spiacevole di "allarme" biologico, con vasocostrizione, contrattura muscolare (brividi), ridotta sudorazione il giorno che accompagna il rialzo termico.

Naturalmente questa sensazione, che in genere la coscienza avverte, è massima quando il salto termico è brusco. Quando è graduale, o cronico, l'organismo si adatta, e grosso modo non sta nè peggio nè meglio.

Franco Panizon Dipartimento di Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo, Università di Trieste
Keywords: salute e scienza

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