Il termine “tic” sembra avere un'origine onomatopeica, rievoca infatti il rumore di uno schiocco secco, e il suo uso è stato introdotto in medicina veterinaria, ispirandosi al suono che il cavallo produce mordicchiando nervosamente la mangiatoia o la porta del box. È da notare che molti animali, selvatici e non, tenuti in cattività, presentano tic: sono tic il dondolio della testa degli elefanti, il passeggiare nervosamente in cerchio di leoni e tigri e così via; ma anche gli animali domestici possono esserne colpiti.
I movimenti afinalistici tipici dei tic, arrestabili con impegno della volontà solo per un certo periodo, presentano andamento variabile nel tempo e interessano in maniera mutevole svariati gruppi muscolari, compresi quelli respiratori, laringei, faringei, orali e nasali. Così si spiega la produzione di suoni, più o meno articolati, che giungono talvolta alla composizione di frasi compiute, in genere a contenuto osceno (per la concomitante “disinibizione” cerebrale).
È una sintomatologia che può apparire collegata a stanchezza, insicurezza, paura e rabbia ed essere passeggera oppure essere espressione di un disturbo nervoso più o meno grave associato eventualmente al cosiddetto disturbo ossessivo-compulsivo. Può anche configurarsi come sindrome della Tourette: il soggetto emette suoni sgradevoli e contemporaneamente compie movimenti e dolorose contorsioni.
I tic semplici possono emergere in età evolutiva (spesso battiti di ciglia o arricciamenti del naso) associati a ipermotricità e disturbi dell'attenzione. I tic semplici sono transitori e interessano il 18% della popolazione giovanile. Gli interventi si devono differenziare a seconda dell'età e del tipo di tic. Solo nelle forme gravi è prevista la prescrizione di farmaci neurolettici.
Bibliografia: Mauro Porta, Attualità in tema di tic, “Leadership Medica”, anno XIV, mensile 4