Credo che questa frase già risponda alla domanda. Scienza e fede sono due cose ben distinte e, come tali, andrebbero sempre trattate: mescolarle è un grave errore, mettere in contrasto l'una con l'altra per cercare di far prevalere una delle due è ancora peggio. Naturalmente chiunque può essere scienziato ed essere anche fedele a questa o quella religione. La cosa importante è che lo scienziato fedele a una qualsiasi religione lasci ben distinte le due entità, cioè non faccia dipendere la scienza dalla religione (o magari viceversa).
La scienza non ha – e non può avere – una conoscenza "totale" e quindi, come diceva Galileo, avanza "provando e riprovando", ovvero per tentativi ed errori. Per questo motivo le conoscenze scientifiche, soprattutto quelle più avanzate, sono spesso mutevoli e la certezza assoluta è sempre in discussione. Le religioni, invece, si basano in genere su certezze totali (i cosiddetti "dogmi") che talvolta si scontrano con le scoperte scientifiche, creando così i contrasti che infiammano le discussioni (oggi soprattutto in campo biologico).
Va da sé che si può essere fedeli ai dogmi e lasciare da parte la scienza che li contraddice. Oppure credere alla scienza, in particolare a quello che per la scienza è "vero" (almeno fino a oggi), e lasciar da parte i dogmi che a queste verità si oppongono. La discussione sulla validità della teoria dell'evoluzione, e il tentativo di eliminare dalle scuole il suo insegnamento, è un classico esempio dei limiti che nascono quando un eccesso di fede si unisce a una scarsa conoscenza dei principi della religione. Per convincersene basta prendere la Bibbia e leggersi l'avvio della Genesi (1.24-1.27): vi si trova esplicitamente descritta la teoria dell'evoluzione di piante e animali fino alla creazione contemporanea dell'uomo e della donna; una descrizione in aperto contrasto con la creazione "tradizionale" – prima dell'uomo e poi della donna (da una costola dell'uomo) – a cui tutti fanno riferimento e che si trova sempre nella Genesi, ma un po' più avanti (dal 2.4 in poi).
La questione del "quando" comincia la vita dell'uomo è quella su cui oggi in Italia si scontrano scienza e fede, uno scontro chiaramente legato al prossimo referendum sulla fecondazione assistita. Però non mi pare che esista un dogma che stabilisce con esattezza quando inizia la vita dell'essere umano. Se San Tommaso d'Aquino teorizzava l'inizio della vita dopo qualche settimana dal concepimento, oggi i cattolici tendono invece a farla coincidere proprio con il concepimento. Ma definire scientificamente quando inizia la vita non è facile, e quindi anche tra i cattolici le opinioni sono discordi. Ovviamente sia la scienza che la fede puntano genericamente allo stesso obbiettivo, la conoscenza, ma vanno tenute sempre ben distinte, come disse il Cardinal Baronio a Galileo.
Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.