Analogamente, due elettroni A,B, il cui spin totale debba essere zero in conseguenza di come sono stati prodotti. Se allora lo spin A è su rispetto a un asse scelto come privilegiato (per esempio l'asse z), lo spin B è forzatamente giù rispetto allo stesso asse e viceversa.
Supponiamo che i due elettroni viaggino lungo direzioni opposte e si allontanino molto l'uno dall'altro. L'interpretazione recente da dare alla meccanica quantistica è che, finché non faccio misure, nemmeno la natura sa qual è l'orientazione dello spin di A e quella dello spin di B. (Il che amplia il principio di realtà: ovvero questa indeterminazione non impedisce che il sistema sia reale. Facciamo notare che questo ampliamento è talvolta mal tollerato dai filosofi). I due elettroni sono "imbrigliati" (entangled). Se misuro la proiezione dello spin dell'elettrone A lungo un asse (detto z), e la risposta è su, esso da ora in poi sarà a spin su lungo z. Istantaneamente B avrà allora spin giù lungo z (vale ovviamente il viceversa).
Questo è un effetto di non località: ovvero di interazione a distanza tra i due elettroni. Non è nuova l'interazione a distanza nella fisica, dai tempi di Newton. Aristotele credeva che la freccia, per viaggiare avesse bisogno dell'aria che la spingesse punto per punto. Ora noi sappiamo che il suo moto della freccia è una combinazione di impulso iniziale e di forza gravitazionale terrestre. La forza gravitazionale tra la Terra ed il Sole è appunto una forma di attrazione a distanza che al giorno d'oggi ci appare naturale. Se il Sole si disintegrasse istantaneamente, la luce impiegherebbe otto minuti circa per informarci, ma istantaneamente la Terra, ammesso che sopravvivesse, sarebbe libera di fluttuare nel vuoto cosmico (in assenza di altri corpi celesti).
Si è fatto di tutto per immaginare l'etere come un mezzo in grado di trasmettere l'interazione elettromagnetica. Poi si è abbandonato perché una teoria dell'etere era insostenibile. L'interazione a distanza di cui parlo non è dovuta a una forza di tra le cariche, o tra le masse, o tra gli spin, o tra altre diavolerie, ma alla natura intrinseca dello stato quantistico dei due elettroni, per come sono stati preparati.
Veniamo ora alla trasmissione dell'informazione. Un'intepretazione ingenua dell'esempio citato lascia concludere che istataneamente l'osservatore dell'elettrone B è informato di qual è lo spin dell'elettrone A (poiché egli sa che sarà opposto a quello che lui misura). In realtà la vera informazione che deve viaggiare (via telefono) per concludere qualcosa, è la comunicazione che l'osservatore di A misura lo spin di A nella direzione z. Se B venisse misurato lungo direzioni ortogonali a z (ovvero x o y) l'esito sarebbe giù o su (lungo x o y) con la probabilità del 50/100, ovvero non potrebbe dedursi nulla su A dall'esito della misura di B. Ciò perché, in meccanica quantistica, se con una misura lungo l'asse zeta si determina totalmente la direzione dello spin di A che ora è lungo zeta, questo esito può vedersi come sovrapposizione, in parti uguali, di orientazione lungo x e lungo y, così come, impastando insieme il blu e il giallo si ottiene il verde. E di conseguenza lo spin B sarà in parti eguali giù o su lungo x o y senza possibilità di distinzione alcuna.