Detto così sembra un giochino, ma proviamo a fare un esempio più preciso. Mettiamo che Carlo faccia un viaggio verso una stella lontana 9 anni luce e poi torni indietro dall'amico Giorgio, e supponiamo che lo faccia a una velocità molto alta, diciamo tre quarti della velocità della luce. Per Giorgio il viaggio dell'amico durerebbe nove anni all'andata e nove al ritorno, se la velocità fosse proprio quella della luce. Ma, visto che Carlo va solo a tre quarti della velocità della luce, Giorgio dovrà aspettare 24 anni prima di rivedere l'amico. Cosa succede invece nella navicella di Carlo? Di quanto è dilatato il tempo a questa velocità? E lo spazio? Per rispondere dobbiamo usare le formule della relatività ristretta. Non sono formule complicate e, volendo, le si può trovare su un libro di fisica o su un enciclopedia. Il risultato è che i tempi sono una volta e mezzo più lunghi e le distanze una volta e mezzo più brevi. In altre parole per Carlo la distanza della stella non è 9 anni luce ma 6 e un anno dura quanto un anno e mezzo dura per Giorgio. Durante il viaggio di 12 anni luce a tre quarti della velocità della luce Carlo conterebbe un tempo di 12*4/3= 16 anni se non ci fosse dilatazione del tempo. Tenendo conto della dilatazione del tempo dobbiamo dividere ancora per 1,5 e il risultato è di circa 10 anni e mezzo. Dunque, al ritorno sulla Terra, Carlo è invecchiato di poco più di 10 anni, mentre per Giorgio ne sono passati ben 24! Tutto questo è una conseguenza della teoria della relatività, ma è anche un po' fantascientifico: non nelle conseguenze ma nelle premesse. Tre quarti della velocità della luce vuol dire 225 000 chilometri al secondo! È una velocità impensabile per le tecnologie di oggi e di un qualsiasi prossimo futuro e soprattutto una velocità a cui nessun corpo umano resisterebbe. Eppure la teoria di Einstein è valida e può essere testata in condizioni un po' meno fantascientifiche. Per esempio, nell'ottobre del 1971, Joseph Hafele e Richard Keating, due ricercatori dell'Osservatorio Navale degli Stati Uniti, hanno fatto volare due normali jet intorno alla terra, alla stessa velocità, uno verso est e uno verso ovest. Al ritorno dai due giri intorno al pianeta, gli orologi atomici montati sui jet mostravano tempi diversi tra di loro e rispetto all'orologio rimasto fermo nell'Osservatorio e le differenze (di alcune decine di nanosecondi) erano proprio quelle previste dalla relatività ristretta. Se la differenza tra un orologio in volo è quello rimasto a terra è ovvia, come si spiega quella tra i due orologi in volo, se i due aerei viaggiavano alla stessa velocità? Visto che la Terra ruota, la velocità relativa degli jet rispetto all'Osservatorio è diversa: il jet viaggia nella stessa direzione in cui la Terra ruota è più lento rispetto all'Osservatorio, dunque le dilatazioni dei tempi sono diverse.
Come dicevamo all'inizio, per rispondere in modo completo a questa domanda bisognerebbe discutere anche la premessa. E cioè: è possibile andare "più veloce della luce"? Questa è una questione altrettanto complessa quanto quella che abbiamo appena affrontato, e merita una risposta altrettanto articolata. Se vuoi, chiedi ancora a Ulisse!