Proprio per questo motivo si tratta di termini con un significato relativo dell'uno rispetto all'altro: un carattere dominante può essere recessivo rispetto a un terzo. Quello che varia è il contenuto dell'informazione portata.
Un po' come se volessimo confrontare i gradi di istruzione: scuola media inferiore, scuola media superiore e università.
Se il fenotipo che consideriamo in questo caso è "grado di conoscenza", il progredire degli studi fa sì che un individuo manifesti a età diverse un bagaglio culturale diverso, in cui quello precedente non è più visibile perché già compreso. Il fenotipo “grado d'istruzione” è dominante per il carattere “scuola media superiore” rispetto a “scuola media inferiore” ma recessivo per il carattere “università”.
In genere un carattere dominante si associa a un'informazione in più, quindi alla capacità di produrre un prodotto in più (proprio per questo motivo maschera il recessivo: poiché questo si ferma a uno step precedente).
Ci sono alcune eccezioni, in cui il carattere dominante è dovuto a una proteina che influenza negativamente l'attività di un'altra, inibendola. Per cui in questo caso la differenza non è il grado di informazione ma di disinformazione: ovvero, come un gene riesce con il suo prodotto a rendere vana l'attività di un altro. Esistono, tuttavia, caratteri codominanti, che si esprimono in contemporanea, poiché il prodotto del gene non è né sostitutivo né d'ostacolo dell'altro, semplicemente parallelo.
Volendo usare un altro esempio, possiamo considerare una squadra di calcio: i giocatori in campo sono i caratteri dominanti, quelli in panchina sono recessivi (si manifestano – cioè entrano in gioco – solo quando mancano i primi o questi si fanno male). I geni codominanti sono come due giocatori in campo con lo stesso ruolo. L'esempio del colore degli occhi rispecchia un caso classico di dominanza: gli occhi marroni sono determinati dalla capacità di sintetizzare un pigmento scuro, assente in chi ha gli occhi azzurri. Esistono altri meccanismi regolatori di questo fenomeno per cui è possibile osservare in alcuni soggetti un diverso grado di colorazione degli occhi o, addirittura, un colore diverso per ciascun occhio, come in alcune specie di cani.