I draghi

Sono mai esistiti realmente i draghi?
Giammarco Forte
12 marzo 2005
La mitologia ha spesso fatto ricorso a osservazioni o ritrovamenti di animali o parti di essi per generare delle leggende, un esempio è l'unicorno. Questo animale mitologico era sostanziato dai ritrovamenti dei corni. Oggi giorno si sa che quei corni non sono altro che denti modificati appartenenti a dei cetacei: i Narvali. Gli appassionati di queste leggende si riuniscono nella Società di Criptozoologia, che ha sede in Inghilterra ed è ovviamente a cavallo tra fantascienza e scienza.

Per quanto riguarda la curiosità in questione, la risposta sarà di carattere scientifico per cui non esiste alcuna evidenza paleontologica e zoologica sull'esistenza attuale o passata di "rettili alati che sputano fuoco". Recentemente, in alcune trasmissioni televisive, è stato mostrato un piccolo di drago sotto formalina: questo era uno scherzo ammesso poco tempo dopo dal suo stesso autore.

Tuttavia, esistono degli animali chiamati draghi: per esempio i draghi di Komodo (Varanus komodoensis). Questi rettili sono dei varani e assomigliano a grosse lucertole. Il drago di Komodo è il varano più grande e pesante, vive in Indonesia nelle savane e nella boscaglia, su alcune isole dell'arcipelago della Sonda, quali Komodo, Gillimontag, Padar, Rintjia e Flores. Sono al vertice della catena alimentare di queste isole essendo dei grandi carnivori, infatti, gli adulti possono superare i 3 metri di lunghezza. A seconda delle dimensioni possono predare invertebrati o vertebrati. Ad esempio altri rettili, e possono anche fare del cannibalismo con i cospecifici più piccoli, uccelli e mammiferi di piccole, medie e grandi dimensioni. Possono attaccare bufali e ovviamente l'uomo, in passato si pensa potessero predare anche piccoli elefanti pigmei ormai estinti su queste isole.

La peculiarità di questi animali è una saliva ricca di batteri. Questa enorme carica batterica determina la strategia di caccia basata sull'agguato improvviso, che si risolve in genere in un morso il quale provoca una infezione letale. La preda morirà dopo alcuni giorni; i varani con calma, grazie all'organo di Jacobson o vomeronasale, percepiscono la scia odorosa lasciata dalla vittima fino a raggiungerla e divorarla.

Andrea Mazzatenta Dipartimento di Anatomia, Biochimica e Fisiologia, Università di Pisa

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