Alla nascita, cioè dopo un collasso gravitazionale, la stella di neutroni ha un nucleo di neutroni a temperatura Tc = 1011 K circa, mentre il guscio di elettroni (allo stato degenere) che contiene il nucleo mantiene una temperatura superficiale Ts che è circa 100 volte più basso di Tc . Nel corso della sua vita (ogni stella di neutroni ha infatti una storia evolutiva durante la quale si raffredda e diminuisce la sua velocità di rotazione) Tc cala fino a circa Tc=106 K. Come risultato, la temperatura superifciale di una stella di neutroni si mantiene sempre molto più elevata di quella del Sole, e il corrispondente picco di luminosità di corpo nero cade nella banda X invece che in quella ottica.
Esistono poi altri meccanismi di emissione di radiazione, oltre a quella di corpo nero, che chiamano in causa il campo magnetico, l'emissione di neutrini e che in genere sono attivi durante fasi particolari della vita della stella. Si possono avere anche reazioni nucleari, ma che conivolgono i singoli neutroni, protoni ed elettroni (e non più atomi) con l'effetto di emettere neutrini e quindi energia verso l'esterno.
Nel caso dei buchi neri, è il disco di accrescimento responsabile della maggior parte della radiazione luminosa che si osserva. In questo caso, un gas di elettroni-protoni-neutroni si trova in rotazione attorno al buco nero, si scalda per effetto di "frizioni" interne fino a raggiungere una temperatura sul piano equatoriale di T = 104 K circa. Non si hanno invece reazioni nucleari.
Laureata in Chimica e con un dottorato in Scienze Chimiche, Laura Maria Raimondi insegna e svolge ricerche presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università di Milano. Attualmente si occupa di modellistica molecolare, vale a dire della simulazione, con metodi computazionali, della struttura e del comportamento dinamico di molecole organiche e di biomolecole, nonché della loro reattività.