Specie in via di estinzione

Spesso nelle trasmissioni televisive scientifiche (ma sarebbe meglio dire pseudoscientifiche) i vari relatori, parlando di animali, si riempiono la bocca con la frase fatta: "Specie in via di estinzione".La maggior parte delle volte mi viene da chiedermi: "Ma chi se ne frega se il tal gamberetto rosso e blu che vive nei ruscelli della Tailandia viene catturato dagli indigeni per nutrirsene con il rischio di causarne l'estinzione? Impareranno a nutrirsi di qualcosaltro". Ed ecco la domanda alla quale i relatori di cui sopra non ho mai sentito dare risposta (chiaramente perché non la sanno): quali sono le conseguenze dell'estinzione di una specie? E ancora: Quante sono le nuove specie che spontaneamente nascono in natura per ogni specie che si estingue?
Gino Stockjr
6 marzo 2005
Sulla Terra si pensa che ci siano tra 5 e 50 milioni di specie. Tra queste quelle conosciute e classificate sono solo 1 milione e mezzo. Una gran parte appartiene agli Insetti e tra questi moltissime all'ordine dei Coleotteri. Dall'origine della vita (circa 3,5 miliardi di anni fa) ad oggi si pensa però che siano transitate sulla Terra circa 30 miliardi di specie. Arriviamo quindi a una prima considerazione: le estinzioni sono sempre accadute e la vita sulla Terra è sempre proseguita con altre, nuove forme.

Né il tasso di estinzione, né quello di speciazione hanno avuto un ritmo regolare. In particolare i biologi hanno individuato 5 grandi estinzioni, chiamate estinzioni di massa, cui sono seguite esplosioni di biodiversità. L'ultima e più nota tra queste è avvenuta circa 65 milioni di anni fa e ha portato all'estinzione dei dinosauri e alla successiva diversificazione dei Mammiferi.

Cosa ci dice l'ecologia riguardo alle estinzioni? Su questo i pareri degli scienziati non sono concordi e i modelli non danno risultati univochi. Tuttavia in generale vale l'equivalenza complessità uguale stabilità. Un aumento di complessità, cioè del numero di specie, genera più interazioni tra le specie stesse e quindi più percorsi attraverso i quali l'energia scorre in un ecosistema, rendendolo quindi più stabile. Si ricorre spesso alla metafora dei chiodi e dell'aereo: ogni specie ha un piccolo ma significativo ruolo nel funzionamento di un ecosistema, proprio come uno dei tanti chiodi che tengono insieme un aeroplano. La perdita di qualche specie, proprio come la perdita di qualche chiodo, indebolisce l'ecosistema ma non in modo pericoloso. Se però la perdita continua ecco che la catastrofe incombe.

Homo sapiens non è che una specie in mezzo a milioni di altre, però è anche la specie che, oggi, ha di gran lunga l'impatto maggiore sugli ecosistemi. L'uomo mette a rischio l'esistenza delle altre specie principalmente in tre modi. Il primo attraverso lo sfruttamento diretto, ad esempio con la caccia. Il secondo attraverso l'introduzione, deliberata o accidentale, di specie estranee in nuovi ecosistemi. Il terzo e più importante è la distruzione e la frammentazione degli habitat, in particolare delle foreste pluviali.

Potremmo però dirci: d'accodo, ma le specie sulla Terra sono milioni e continuano a originarsene di nuove, e quindi che importa se ne perdiamo alcune? Ecco allora alcuni benefici pratici della biodiversità, oltre a quello già menzionato di contribuire alla stabilità degli ecosistemi. Molte specie (vegetali in particolare) rappresentano un valore economico per l'uomo: fonti di cibo, di materie prime o di farmaci. Un gran numero contribuisce a mantenere e a proteggere gli ambienti fisici, basti pensare all'importanza delle foreste di mangrovie vista nel recente tsunami in Asia. Infine non va dimenticato il semplice ma al giorno d'oggi sempre più necessario piacere estetico e psicologico derivante dal contatto con gli ambienti naturali.

È difficile calcolare il numero di specie che si stanno estinguendo per cause antropiche: secondi alcune stime potrebbero essere circa 30 000 all'anno. Se così fosse sarebbe un numero confrontabile con le cinque grandi estinzioni verificatesi nel passato, e infatti alcuni biologi parlano del pericolo della "sesta estinzione". È ancora più difficile calcolare il numero di specie che spontaneamente si generano in natura (il tasso di speciazione), ma con ogni probabilità tale numero non riesce a pareggiare il tasso di estinzione.

In conclusione anche se come Homo sapiens siamo destinati all'estinzione, come tutte le altre specie, abbiamo comunque l'imperativo etico di proteggere anziché distruggere la diversità della natura.

Segnalo infine un testo di riferimento per l'argomento:

Richard Leakey e Roger Lewin, La sesta estinzione, Bollati Boringhieri, Torino.

Paolo Zubiani Liceo scientifico Vittorio Veneto, Milano
Keywords: zoologia

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