In meccanica quantistica si potrebbe pensare a un fotone come qualcosa di materiale, quindi siamo ricondotti alla prima domanda.
Se riteniamo che esista lo spazio indipendentemente dagli oggetti che possiamo pensare di collocarvi, evidentemente esiste una distinzione tra vuoto e nulla. Riteniamo che il vuoto esista tant'è vero che possiamo pensare di aggiungere una particella.
Se percepiamo il mondo che ci circonda in questo modo, il vuoto assoluto esiste (nella nostra percezione, o più precisamente in una estrapolazione della nostra percezione che ci può sembrare altrettanto reale, come cosideriamo reali le successioni di numeri che costituiscono una serie convergente - vedi per esempio il paradosso di Achille e la tartaruga). Ci rendiamo conto però che è difficilmente realizzabile perché ci sono in giro una moltitudine di oggetti "piccolissimi". Un rozzo esempio è il fatto che non riusciamo a estrarre tutta l'aria da un recipiente, per molti motivi, non ultimo il fatto che non riusciamo a controllare perfettamente le pareti.
Se abbiamo questa percezione (ma è bene convincersi che questa è una visione del mondo a priori e non dettata da motivi logici) evidentemente il vuoto esiste e non può essere confuso con il nulla (almeno se si vuole dare a questo termine il significato di "non esistente").
Ma si può avere un'altra percezione del mondo, più empirica e che rifiuta come reali i processi di estrapolazione mentale che ci portano a considerare reale un processo di limite.
Chi avesse quest'altra percezione del mondo (che è in qualche modo la percezione di chi dice che lo spaziotempo assoluto non esiste e lo spazio (e anche il tempo) è definito dalla presenza di oggetti, senza i quali il concetto di spazio non avrebbe senso perché non sarebbe definibile in modo operativo) riterrebbe che lo spazio vuoto non esiste e quindi il vuoto sia un concetto astratto non diverso dal nulla.