La tossicità dell'alcol

L'alcool, di per sé, è una sostanza tossica? Mi spiego meglio, una molecola di alcool è tossica?
Fabio Paonessa
4 marzo 2005
Il termine "tossico" richiede un chiarimento. Una sostanza comunemente impiegata può diventare tossica se assunta a dosi elevate. Questo esempio è ben rappresenato dalle bevande alcoliche i cui effetti di una eccessiva assunzione sono ben noti a tutti. Altrettanto si può dire anche di altri alimenti, compresa la stessa acqua che se assunta in maniera esagerata provoca la cosiddetta "indigestione da acqua".

Un altro caso di tossicità legata alla dose è quello dei farmaci la cui azione è subordinata alla rigorosa assunzione nei dosaggi descritti nell'allegato foglio illustrativo. Un noto esempio è quello della morfina, un potente analgesico che a dosi elevate provoca la morte per blocco del centro respiratorio (morte per overdose).

In alcuni casi il limite tra dose terapeutica e dose tossica è molto vicino. Vi sono sostanze, come ad esempio il cianuro di sodio, che non mostrano alcuna proprietà utile per l'uomo, né alimentare né curativa, ma sono a qualsiasi dose dannose. Il termine tossico per quest'ultimo è sempre appropriato, mentre negli altri casi bisogna specificare che è subordinato all'assunzione di un dato quantitativo ("è tossico a dose di …").

L'alcool etilico è una sostanza di grande interesse chimico farmaceutico, alimentare, industriale e tossicologico. Viene impiegato sia come sostanza pura che diluito. La sua proprietà disinfettante è dovuta all'azione denaturante sulle proteine. Ha azione irritante e disidratante e in definitiva non è un buon disinfettante. Per via interna è poco tossico per il fatto che, a differenza dell'acol metilico, viene metabolizzato dall'organismo ad acqua e anidride carbonica. A piccole dosi non solo non è dannoso ma è utile in quanto stimola la secrezione gastrica facilitando la digestione e inoltre è materiale energetico. Un recente studio pubblicato da un gruppo di ricercatori americani ha dimostrato che piccole dosi di alcool etilico stimolano utilmente la produzione di sostanze antiossidanti da parte del fegato. Da un punto di vista farmaceutico l'alcool è un deprimente in quanto causa sedazione e sonno. Tuttavia nella fase iniziale la sua azione appare stimolante (stato di euforia) in quanto sopprime i sistemi inibitori che controllano le nostre raezioni.

Gli effeti dell'alcool sona differenti nel consumatore abituale rispetto a quello occasionale. Nel primo infatti è avvenuto una generale induzione enzimatica ematica epatica che accelera il metabolismo degli alimenti e dei farmaci. Nel secondo l'assunzione di alcool provoca un momentaneo blocco enzimatico con conseguente rallentamento della digestione e metabolismo. Coloro che assumono farmaci devono tenerne seriamente conto in quanto questi scompensi possono variare la risposta famacologica. L'assunzione cronica di alcool causa l'insorgenza di depressione, e il rischio di suicidio tra gli alcolisti è più elevato che in altre categorie. Negli alcolisti è stato riscontrato anche un deficit cognitivo che tuttavia può essere recuperato con l'astinenza.

L'abuso e la dipendenza da alcool provoca intossicazione cronica e alcoolismo che porta a progressiva degenerazione del fegato e alla cirrosi epatica, malattie cardiovascolari, effetti gastrointestinali ed endocrini, malnutrizione e disfunzioni del sistema nervoso centrale. Inoltre l'alcool attraversa la barriera placentare producendo la sindrome fetale da alcool che è una delle maggiori causa di ritardi mentali.

Romano Silvestri Dipartimento di Studi Farmaceutici, Università di Roma La Sapienza

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