In ambito delle possibili, anche se oltremodo futuristiche colonizzazioni spaziali, ho sentito spesso e volentieri del terraforming. Sapreste dirmi in cosa consiste questo progetto?
Per molti, l'esplorazione dello spazio ha come scopo ultimo la sua colonizzazione: ciò può avvenire grazie all'azione di macchine, grazie al trasporto di scorte (ossigeno, alimenti, ecc.) dalla terra; per ottenere colonie capaci di sostenersi per un tempo indefinto è invece necessario sfruttare risorse locali mediante sistemi autonomi e rigenerativi che sfruttino l'energia solare.
Il terraforming è un processo lungo e complesso, che attraversa molti stadi, fino all'ultimo, quello appunto di riprodurre altrove l'ambiente terrestre; molti sono scettici quanto alla possibilità del terraforming completo, ma si contemplano molte tappe intermedie tra lo stato di sterilità totale e quello di abitabilità perfetta.
La prima di queste tappe è l'ecopoiesi, cioè l'impianto e lo sviluppo di una biosfera sulla superficie del pianeta considerato; l'ecopoiesi richiede un minimo di modificazioni ambientali; per esempio, con riferimento a Marte, bisogna aumentare la temperatura di circa 60 gradi, bisogna aumentare la massa atmosferica, bisogna provvedere una riserva d'acqua e bisogna schermare di molto la radiazione ultravioletta e i raggi cosmici. Queste modifiche renderebbero Marte capace di sostenere una vita anaerobica (cioè che non ha bisogno di respirare), ma per poter sostenere una vita vegetale è necessario che l'atmosfera di Marte contenga abbastanza ossigeno.
Le difficoltà del terraforming, come s'intuisce, sono enormi, anche se alcune delle modificazioni richieste per arrivare allo scopo interagiscono tra loro, agevolandosi a vicenda (per esempio un aumento della massa atmosferica contribuisce a schermare la superficie dalle radiazioni, aumenta l'effetto serra inalzando la temperatura, allarga l'intervallo di stabilità dell'acqua...).
In ogni caso si tratta di un processo sul quale molti sono scettici e lo considerano solo uno scenario fantascientifico; altri studiosi sono più possibilisti, benché non si nascondano le difficoltà dell'impresa e la lunghezza dei tempi richiesti (secondo certe stime, solo il primo stadio, descritto sopra, richiederebbe un secolo).
La domanda di fondo rimane comunque: ne vale la pena?