Vorrei sapere che fine ha fatto la cagnetta Laika, il primo essere vivente mandato nello spazio.
La cabina che ospitò la cagnetta aveva le pareti ricoperte di un materiale soffice e la bestiola poteva avere accesso a cibo e acqua che dovevano mantenerla per almeno una settimana, durante la quale le sue funzioni vitali e il suo comportamento in orbita venivano continuamente osservate da Terra, anche grazie a una telecamera a bassa risoluzione che ne poteva anche fotografare i movimenti.
Laika sopravvisse bene il lancio e la fase di ascensione e di inserzione nell'orbita terrestre. Purtroppo però, il lancio dello Sputnik avvenne quando il programma spaziale sovietico non era ancora abbastanza sviluppato da permettere il rientro del satellite. Il destino di Laika era quindi segnato già prima che la sua avventura avesse inizio. Ecco allora che gli scienziati russi avevano deciso di addormentare la cagnetta una settimana dopo il lancio, preparando del veleno nell'ultima razione di cibo a lei destinata. L'animale dimostrava però segni di sofferenza sin dai primi giorni, tanto che probabilmente venne deciso di alleviarle la pena, immettendo del gas letale nella cabina già il quarto giorno.
A distanza di quasi cinquant'anni vi è però ancora qualche incertezza circa la reale fine del primo essere vivente volato nello spazio e le opinioni sono discordanti. C'è chi sostiene che l'animale visse solo un giorno dopo il lancio, altri sostengono invece che la sua vita si protrasse per quasi 10 giorni. Lo Sputnik ebbe infatti un problema in fase di lancio. L'ultimo stadio del razzo non si staccò e la capsula con la cagnetta rimase attaccata al satellite. Forse più che un incidente fu una deliberata scelta degli scienziati sovietici che si fidavano di più dell'impianto di telemetria dello Sputnik, già collaudato in occasione del lancio precedente, che di quello sviluppato per la capsula e mai testato. Ciò da un lato permise una maggiore stabilizzazione della capsula, che non subì rotazioni continue, garantendo migliori condizioni di vita a Laika. Dall'altro però, l'inconveniente mise fuori uso il sistema di controllo termico, tanto che la cabina si surriscaldò sin dal primo giorno, provocando probabilmente la morte di Laika a causa dell'elevata temperatura. Ma c'è anche chi ha sempre sostenuto che nonostante questi inconvenienti, l'animale dimostrò una forte resistenza e grazie al particolare assetto della capsula riuscì a sopravvivere per 10 giorni, durante i quali vennero continuamente monitorate le sue funzioni biologiche.
Indipendentemente da come effettivamente morì Laika, lo Sputnik esaurì l'energia delle batterie e continuò ad orbitare fino al decadimento dell'orbita avvenuto il 14 aprile 1958, quando l'impatto con l'atmosfera terrestre lo disintegrò insieme ai poveri resti di Laika. Il monumento in onore degli eroi dello spazio russi a Star City nei pressi di Mosca ricorda anche l'impresa di Laika con un bassorilievo che immortale la cagnetta con le orecchie ritte alle spalle dei cosmonauti, innalzandola di fatto allo stesso ruolo dei miti Gagarin, Tereshkova, Titov.
L'uso di animali per testare le funzioni vitali nello spazio era uso comune sia presso i sovietici che gli americani, ma Laika fu l'unico essere per il quale si sapeva non potesse esservi ritorno. Le associazioni di difesa degli animali reagirono violentemente a quella scelta, con proteste perfino davanti all'ambasciata sovietica a Londra. E a distanza di anni, lo Scienziato Oleg Gazenko, che aveva partecipato attivamente al programma sovietico animali nello spazio affermava dispiaciuto che “ più passa il tempo e più mi duole, non avremmo dovuto farlo, perché non vi fu abbastanza da imparare da quella missione per poter giustificare la morte di quella povera bestiola”.