Onde radio e salute

Ho appena acquistato per l'ufficio una rete per computer che si sviluppa attraverso onde radio (wireless). Ho sentito che con il tempo potrebbero esserci problemi di tumori o leucemie. È vero?

Andrea Signaroli
9 febbraio 2005
Il sistema di ufficio wireless (WiFi) utilizza onde radio di frequenze vicine a quelle utilizzate dai cellulari (2,3 GHz invece di 1,8 GHz) e sistemi di modulazione digitali a pacchetti, pure abbastanza simili a quelli del sistema GSM usato dai cellulari.

La domanda è quindi per molti aspetti simile a quella sulla presunta pericolosità delle antenne per la telefonia cellulare, a cui ho risposto in precedenza su queste pagine. Si veda: Antenne per la telefonia cellulare

Riassumendo quanto detto lì, non abbiamo a oggi evidenze che le onde radio, ai livelli di esposizione consentiti dalle norme internazionali, provochino tumori o altri effetti dannosi, e i primi effetti pericolosi un minimo riproducibili e accertati riguardano esposizioni circa 50 volte superiori a questi limiti. I limiti italiani sono stati cautelativamente fissati a densità di potenza pari a 0,1 W/mq (6 volt/metro), cioè a 1/40 di questi limiti, o a un duemillesimo delle esposizioni per cui si cominciano a vedere effetti. Restano dei dubbi, e sono in corso ricerche, sull'eventualità di rischi legati all'uso del cellulare, per la vicinanza dell'antenna al corpo dell'utilizzatore.

Quasi tutti i ricercatori concordano con questi limiti, ma alcuni sostengono la presenza di rischi a livelli di esposizione molto minori: sono stati proposti limiti fino a 0,2 V/m, che corrispondono a 0,0001 W/mq, mille volte inferiori a quelli italiani. I dati a sostegno di questa pericolosità sono però molto deboli, più deboli, per intendersi, di quelli su un possibile cancerogenicità dei sottaceti. Quindi anch'io, in questa risposta, assumerò come corretti (e già molto prudenti) i limiti italiani.

Consiglio di consultare i seguenti siti per approfondimenti.

L'ottimo sito divulgativo del dottor Moulder:
http://space.tin.it/clubnet/albpales/Telefonia_mobile/toc-it.htm

Le pagine curate dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità:
http://www.who.int/docstore/peh-emf/publications/
facts_press/ifact/it_183.htm

http://www.who.int/docstore/peh-emf/
publications/facts_press/ifact/it_193.htm

E infine una pagina curata da me:
http://www.arcetri.astro.it/~comore/campiem/radiofaq/

Tornando ai sistemi WiFi, questi utilizzano potenze molto minori di quelle di un cellulare. Di solito la potenza di una scheda o un router sono comprese tra 10 e 100 milliwatt, contro i 200-1000 milliwatt di un cellulare. Cambiano anche le distanze: le schede WiFi sono sempre a una certa distanza dal corpo dell'utilizzatore. Con queste potenze i limiti di legge italiani (pari a 6 V/m) vengono rispettati a 10-30 cm dall'antenna, se la scheda trasmette di continuo.

Gli apparecchi utilizzatori (i singoli PC) però trasmettono solo per una piccola frazione del tempo, per cui la potenza effettiva, e quindi le distanze di rispetto, risultano ridotte, di solito di almeno 3-10 volte. Ad esempio, se la scheda opera a 56 Mbit, anche trasferendo files in continuazione a una velocità media di 3 Mbit la scheda lavora solo per il 5% del tempo, la potenza emessa viene ridotta di 20 volte e le distanze di rispetto a pochi centimetri. Inoltre, le distanze di rispetto sono calcolate per esposizioni su tutto il corpo, ma evidentemente non è possibile tenere tutto il corpo a 30 centimetri, o meno, da una scheda WiFi.

Il router, che è l'elemento che trasmette onde radio in modo più continuativo, può essere installato per prudenza in una posizione in cui esista una zona di rispetto di 50 centimetri dalle postazioni di lavoro. La scheda di un PC fisso direi non pone problemi, essendo sul retro del computer. La scheda di una stampante lavora praticamene solo in ricezione, e quindi non emette quasi onde radio.

Risulta più difficile rispettare una distanza di 30 centimetri dalla scheda WiFi di un portatile, ma tenendo conto del fatto che questa trasmette per una piccola frazione del tempo, che nell'uso tipico di solito riceve dati (e quindi non emette), e che i limiti sono calcolati per esposizioni continuative che riguardano tutto il corpo, una distanza di 10-15 centimetri dal corpo e di 5 dalle mani è più che adeguata.

Questo se ci si accontenta dei limiti attuali italiani, che, ripeto, considero del tutto adeguati e ispirati a un sano principio di precauzione. Se uno sposa le tesi per cui i campi elettromagnetici siano comunque da ridurre il più possibile, a livelli di 0,5 V/m o meno, adottare sistemi wireless diventa più difficile. Non è impossibile, ma occorre montare il router in modo da avere circa 2-3 metri di zona di rispetto, e le singole utenze devono avere l'antenna montata in modo tale da mantenere una distanza di 1 metro dalla persona che le usa, meglio se con qualcosa di frapposto, ad esempio il tavolo o il monitor. In pratica, diventa impossibile utilizzare portatili con schedina wireless. Se si adottano limiti di 0,2 V/m risulta impossibile l'uso di questi sistemi, ma in questo caso il wireless è l'ultimo dei problemi, occorrerebbe rinunciare alla televisione e spegnere la maggior parte dei ripetitori televisivi.

Gianni Comoretto Osservatorio Astrofisico di Arcetri, INAF, Firenze
Mauro Capocci

Mauro Capocci

Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.


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