Il DNA e la medicina forense

Quali sono le tecniche statistiche utilizzate per l'identificazione del DNA in campo forense?

Margherita Curci
7 febbraio 2005
Per interpretare i risultati di analisi genetiche in campo criminologico-forense esistono in genere più di un approccio statistico. La scelta del metodo di analisi dei dati da utilizzare dipende, in buona parte, dall'esperienza dell'operatore, dalla domanda posta, dai dati disponibili. Nelle applicazioni forensi si bada bene a giungere a conclusioni inoppugnabili e significative.

L'approccio fornito dal Likelihood Ratio -LR- (Rapporto di verosimiglianza) mette in relazione ipotesi mutualmente esclusive e sono piuttosto utili per valutare i dati. Alcuni calcoli di LR e l'interpretazione dei dati relativi, comunque, possono risultare complicati e di bassa significatività statistica. Un altro approccio molto utilizzato per interpretare dati derivati dall'analisi del DNA in campo forense è la Probabilità di esclusione combinata (CPE), che fornisce dati chiari e informativi. Negli ultimi decenni si sta sviluppando e affermando anche l'utilizzo del metodo predittivo di Bayes.

I test più semplici, che preludono allo sviluppo di modelli statistici più complessi, restano comunque test di tipo parametrico (test T di student) che non parametrico (Wilcoxon rank-sum).

Marilena Cipollaro Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Biotecnologie e Biologia Molecolare, Seconda Università di Napoli

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