Questo è sempre verificato in numerosissime esperienze nei laboratori di ricerca.
Ad esempio, quando un positrone (antimateria) incontra un elettrone (materia), le due particelle spariscono e dal punto d'incontro escono due fotoni gamma (radiazione elettromagnetica) in verso opposto; ciascuno di essi ha un'energia di circa 0,5 MeV, ossia circa 200 000 volte maggiore di quella dei fotoni della luce visibile. Questo fenomeno è sfruttato nell'apparato diagnostico noto come PET (Positron Annihilation Tomography).
In linea di principio, facendo incontrare una quantità maggiore di antimateria (per esempio un grammo) con la materia, si otterrebbe una grande quantità di energia: circa 1014 joule.
Per avere una indicazione dell'efficienza energetica dei vari tipi di reazione, si pensi che:
- nell'annichilazione materia-antimateria tutta la massa (100 %) si converte in energia;
- nelle reazioni di fissione e di fusione nucleare si converte in energia circa lo 0,1 % della massa iniziale;
- nelle reazioni chimiche (combustione, esplosione) solo un miliardesimo della massa si converte in energia.
Per fortuna ci sono difficoltà pratiche insormontabili:
- mentre è "facile" ottenere in laboratorio particelle di antimateria (positroni, antiprotoni ecc.), è estremamente difficile ottenere atomi di antimateria se non in quantità trascurabile dal punto di vista delle applicazioni;
- se anche li si ottenesse, sarebbe estremamente difficile conservarli e trasportarli, appunto perché al minimo contatto colla materia si annichilano.
Infine, a parte il giudizio morale, non sembra utile realizzare armi più micidiali di quelle esistenti. Già le bombe atomiche e termonucleari sono micidiali quanto basta ad averne sconsigliato l'uso militare dopo Hiroshima e Nagasaki. Gli esplosivi più tradizionali (incluse le mine antipersona) hanno provocato e ancora provocano in varie aree del mondo innumerevoli vittime e lutti. Le semplici armi bianche sono state sufficienti a provocare centinaia di migliaia di morti in Ruanda.