Un biochip ha dimensioni caratteristiche comparabili all'unghia di un dito. Un biochip può effettuare migliaia di reazioni biologiche, come la decodifica genica, in parallelo.
La parte “attiva” di ogni sensore è formata da molecole biologiche (probe), come proteine o filamenti di DNA, che sono fissate alla superficie nelle celle del microarray. I probe si legano con un'elevata selettività alle componenti complementari (target) presenti nella soluzione con il campione biologico. A seguito della reazione probe-target (ibridizzazione) viene attivato un segnale ottico o elettrico che può essere letto dall'esterno. In questa maniera, conoscendo la funzione dei probe nelle diverse celle, si può ricostruire la presenza dei target nella soluzione, e ricostruire ad esempio, la sequenza di DNA completa, oppure inbdividuare patologie specifiche.
Il contenuto della risposta è stato sviluppato in collaborazione con Massimo Facchini dell'INMS (CNR - Bologna).