Le conseguenze attuali di Chernobyl

Gentile redazione, sto svolgendo la preparazione della mia tesi su Chernobyl in Finlandia, gradirei, se possibile, sapere se a oggi ci sono ancora problemi di salute legati al'incidente in Italia e in Finlandia. E cosa è cambiato nell'alimentazione finlandese.

Danilo Viziola
26 gennaio 2005
Degli aspetti sanitari legati ai rilasci di radioattività provocati dall'incidente di Chernobyl, e in particolare delle possibili azioni attraverso la catena alimentare, si parla abbastanza diffusamente in due pubblicazioni del 1987:

Chernobyl ambiente alimenti, Atti del convegno tenuto presso l'Università di Parma, 2-3 aprile 1987, Edizioni Zara-Parma.
Chernobyl e salute, Università degli Studi di Parma, Mattioli, Fidenza 1987.

Ovviamente entrambi analizzano la situazione italiana e non penso che siano immediatamente estendibili a quella della Finlandia. Di identico nei due casi, però, c'è senz'altro che i tre nuclidi radioattivi più importanti ai fini sanitari siano stati i prodotti di fissione I131 (Iodio 131), Sr90 (Stronzio 90) e Cs137 (Cesio 137).

Di questi tre nuclidi, I131 ha un tempo di dimezzamento (intervallo di tempo necessario perché il numero di nuclei radioattivi si dimezzi) di circa otto giorni: ciò significa che attualmente, a quasi ventotto anni dall'incidente, il numero di nuclei radioattivi immesso inizialmente nell'ambiente si è dimezzato più di mille volte, e quindi è ormai assolutamente non rilevabile.

Diverso è il caso degli altri due nuclidi. Sr90, che dal punto di vista chimico è un metallo alcalino-terroso con proprietà simili a quelle del calcio, ha un tempo di dimezzamento di circa ventotto anni: cioè metà dei nuclei radioattivi, immessi nell'ambiente al momento dell'incidente, sono ancora presenti.

Cs137, che dal punto di vista chimico è metallo alcalino con proprietà simili a quelle del potassio, ha un tempo di dimezzamento di trent'anni, e quindi vale lo stesso discorso fatto per Sr90 .
Eventuali effetti dovuti a questi due nuclidi potrebbero quindi essere presenti ancora adesso.

Francesco Giusiano Dipartimento di Fisica, Università di Parma

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