Questo spiega perché una sonda cambia direzione quando passa vicino a un pianeta, perché la forza di attrazione gravitazionale produce un'accelerazione nella direzione della forza stessa, che muta la traiettoria della sonda, ma, come osserva il nostro lettore, non si spiega altrettanto semplicemente l'accelerazione o la decelerazione della sonda.
Mettiamoci allora nel sistema di riferimento del sistema solare, in cui tutti i pianeti si muovono di un moto di rivoluzione pressoché circolare attorno al Sole. La nostra sonda, in arrivo dalla Terra, si avvicina a un altro pianeta che non è fermo, e che trascina con sé la sonda stessa (per tutto il tempo che si esercita in modo significativo la forza di gravità tra esso e la sonda), trasferendole o raccogliendone una certa quantità di energia a spese della sua stessa energia di moto. In questa interazione a distanza sonda-pianeta, le loro traiettorie vengono modificate (quella del pianeta in modo inapprezzabile), ma succede anche che, se la sonda si muove piuttosto nello stesso verso del pianeta, la sonda rallenterà, se si muove in senso opposto essa accelererà.
Non so se può aiutare l'intuizione, ma suggerisco di immaginare la “fionda spaziale” come il gesto del giocatore di pelota basca: a seconda di come il giocatore (il pianeta) manovra la sua racchetta (geometria delle traiettorie), si riesce a smorzare la palla (sonda) o a rilanciarla più veloce.