Ormai da tempo, nella stragrande maggioranza delle pubblicazioni dirette alla divulgazione scientifica, il Big Bang viene presentato quasi come una certezza. Trattandosi di un fenomeno non replicabile e, a mio parere, assai gradito da molti perchè in un certo senso "in accordo" con possibili speculazioni teologiche e religiose, non sarebbe più consono al pensiero scientifico usare più di frequente il condizionale dato che la teoria dell'universo stazionario ha ancora molti autorevoli sostenitori?
Maria Cristina Marcucci
16 gennaio 2005
In effetti bisognerebbe usare il condizionale. Ormai quasi nessuno sostiene l'idea piuttosto ingenua che una teoria scientifica è vera nel senso forte, ossia una rappresentazione esatta di come sono i fatti naturali. Le teoria scientifiche sono ipotesi sostenute dai risultati dell'osservazione e dell'esperimento. Come insegnavano i logici greci e medievali, dal fatto che un teoria ammetta una conseguenza vera non segue che essa sia vera. Però più una teoria è empiricamente confermata più deve essere considerata valida, come accade per la teoria del big bang.
Il fatto che essa abbia a che fare con un fenomeno non replicabile non è molto significativo per l'analisi epistemologica del suo statuto e per l'analisi metodologica della sua validità. Più che la non-replicabilità è importante la possibilità che quell'evento possa essere stato documentato, che abbia conseguenze empiricamente e intersoggettivamente controllabili; come effettivamente accade.